“Anche con 208 squadre?”: la battuta di Infantino sull’Italia che fa arrabbiare tutti, c’è la risposta adeguata

La battuta di Gianni Infantino sull’Italia e i Mondiali accende il dibattito. La replica di Andrea Abodi alimenta una polemica che divide tifosi e istituzioni. Ma proprio il presidente FIFA è l’ultimo che potrebbe permettersi questo lusso di fare della facile ironia.

Le parole del presidente della FIFA Gianni Infantino hanno acceso una polemica che sta facendo discutere il mondo del calcio e non solo. Durante un’intervista concessa all’emittente brasiliana CazéTV, il numero uno della federazione internazionale ha affrontato il tema dell’eventuale ampliamento della Coppa del Mondo oltre le già previste 48 nazionali partecipanti. Nel corso della conversazione è arrivata una frase destinata a far rumore: secondo Infantino, forse l’Italia riuscirebbe a qualificarsi con un torneo a 64 squadre, aggiungendo poi in modo ironico che si potrebbe arrivare addirittura a 208 selezioni per vedere gli Azzurri qualificati.

Un Gianni Infantino soddisfatto mima il gesto di ok in un incontro.
“Anche con 208 squadre?”: la battuta di Infantino sull’Italia che fa arrabbiare tutti, c’è la risposta adeguata – abruzzo.cityrumirs.it Foto Ansa

La battuta è arrivata mentre il Mondiale 2026 è già iniziato tra Stati Uniti, Canada e Messico senza la presenza dell’Italia, assente per la terza edizione consecutiva dopo quelle del 2018 e del 2022. Un contesto che ha reso la frase particolarmente delicata e che ha generato immediate reazioni nel panorama politico e sportivo italiano.

Le dichiarazioni di Infantino e il tema dell’allargamento del Mondiale

Nel suo intervento, Infantino ha spiegato che la FIFA intende prima valutare l’impatto della nuova formula a 48 squadre introdotta per il Mondiale 2026. Il presidente ha ricordato che in sede federale è stata discussa anche l’ipotesi di un ulteriore ampliamento a 64 nazionali, nell’ottica di aumentare il coinvolgimento globale e offrire opportunità a un numero maggiore di Paesi.

Il tema non è nuovo. Negli ultimi anni la FIFA ha progressivamente ampliato la partecipazione alla manifestazione più importante del calcio mondiale. Il passaggio da 32 a 48 squadre rappresenta già una delle trasformazioni più significative nella storia della competizione. L’eventuale estensione a 64 selezioni, tuttavia, continua a dividere dirigenti, addetti ai lavori e tifosi.

È proprio all’interno di questo ragionamento che Infantino ha pronunciato la frase destinata a diventare virale. La battuta sull’Italia è stata interpretata da molti come una semplice ironia, mentre altri l’hanno considerata una caduta di stile, soprattutto perché pronunciata dal presidente dell’organismo che governa il calcio mondiale.

Le reazioni non si sono fatte attendere. Sui social network e nei programmi sportivi il dibattito si è immediatamente acceso. Alcuni osservatori hanno sottolineato come l’ironia sia stata alimentata dalle recenti difficoltà della Nazionale italiana, mentre altri hanno evidenziato che una federazione storica e quattro volte campione del mondo meriterebbe maggiore rispetto istituzionale.

Al di là della polemica, la vicenda ha riportato sotto i riflettori un tema che da tempo accompagna il calcio italiano: la necessità di affrontare le ragioni profonde della mancata qualificazione a tre Mondiali consecutivi. Una crisi che va oltre i risultati di una singola generazione e che coinvolge aspetti strutturali come i vivai, la formazione dei giovani e la competitività del sistema calcistico nazionale.

La risposta del ministro Abodi e il significato della polemica

Tra le prime reazioni ufficiali è arrivata quella del ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi. Interpellato dai giornalisti, il ministro ha dichiarato di essere rimasto perplesso dopo aver letto le parole attribuite a Infantino, precisando di voler parlare direttamente con il presidente FIFA prima di formulare un giudizio definitivo.

Abodi ha spiegato che preferisce conoscere il pensiero espresso direttamente dall’interessato, evitando interpretazioni o ricostruzioni indirette. Una posizione prudente che evidenzia la volontà di mantenere un approccio istituzionale pur di fronte a dichiarazioni che hanno suscitato numerose critiche.

La replica del ministro è significativa perché arriva in un momento particolarmente delicato per il calcio italiano. L’assenza dal Mondiale 2026 ha riaperto il dibattito sulla necessità di una profonda riforma del sistema. In questo scenario, la battuta di Infantino è stata percepita da molti come un richiamo alle difficoltà degli Azzurri più che come una semplice provocazione.

Dal punto di vista mediatico, il caso dimostra ancora una volta quanto il tema della Nazionale continui a rappresentare un elemento centrale nell’immaginario sportivo italiano. Ogni riferimento alle recenti esclusioni dai Mondiali genera infatti un’attenzione enorme, alimentando discussioni che coinvolgono tifosi, dirigenti, politici e opinionisti.

Resta ora da capire se la vicenda si chiuderà rapidamente come un episodio di comunicazione poco riuscito oppure se produrrà ulteriori chiarimenti da parte della FIFA. Nel frattempo, la frase di Infantino ha già ottenuto un risultato evidente: riportare al centro del dibattito pubblico la crisi azzurra e il futuro della Nazionale italiana.

Quante critiche merita il buon Gianni

Al netto delle polemiche, il dato più rilevante rimane uno. L’Italia, una delle nazionali più titolate della storia del calcio, è chiamata a ritrovare competitività sul campo. Perché nessun allargamento del Mondiale potrà sostituire la necessità di tornare a conquistare la qualificazione attraverso risultati e programmazione. Ed è proprio questo il vero tema che emerge dietro una battuta destinata a lasciare il segno nell’estate calcistica del 2026.

Detto ciò, bisogna anche dire come Infantino sia colpevole di un ulteriore impoverimento di spettacolo, tasso tecnico ed interesse del calcio in tutto il mondo. Allargare i Mondiali a 48 nazionali comporta tutto questo. Già alla seconda partita della Coppa del Mondo 2026, ovvero Corea del Sud-Repubblica Ceca, lo stadio era mezzo vuoto. Ed anche gli ascolti tv al di fuori dei Paesi interessati sono stati modesti, a voler essere generosi. Poi ci si mette l’assurdo formato del Mondiale per Club, che andò in scena l’estate scorsa, e che pure fu foriero di problemi a non finire. Con il risultato che in entrambi gli emisferi del pianeta è maturata una percezione assai negativa del suo operato. Il signor Infantino accetti un consiglio: provi a non cercare di somigliare suo malgrado a chi lo ha preceduto sullo scranno più alto della FIFA e pensi sul serio ad impegnarsi per migliorare il calcio anziché dare priorità ai soldi che girano attorno al calcio mondiale.