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Tagli Riabilitazione, centri San Stefar: colpo di grazia alle nostre strutture

Ultimo Aggiornamento: sabato, 28 Ottobre 2017 @ 22:36

disabiliIn una lunga nota distribuita ai pazienti i centri San Stef.a.r. lamentano le conseguenze dei tagli previsti dalla Regione alle strutture riabilitative. Pubblichiamo integralmente la lettera, distribuita nei vari centri di riabilitazione abruzzesi.

“Il taglio lineare del 10% dei budget assegnati alle strutture sanitarie private convenzionate  in base all’ex art. 26 della legge 833/79, deciso dal Commissario Straordinario alla sanità abruzzese, nonché Presidente Regionale Chiodi, da luogo, usando un eufemismo, ad alcune considerazioni critiche.

Considerazioni critiche dalle quali scaturiscono drammatici riflessi che colpiscono il diritto alla salute dei cittadini che usufruiscono della riabilitazione territoriale, già oberata da pesantissime liste d’attesa, nonché i livelli occupazionali degli operatori sanitari, impegnati nel settore, che da sempre svolgono la loro missione con riconosciuta professionalità e straordinaria abnegazione.

A dir poco paradossalmente il taglio lineare di cui sopra colpisce in particolar modo quelle strutture sanitarie in regola con le nuove normative sull’accreditamento e che hanno piante organiche strutturate e contrattualmente sistemate come Don Orione, Paolo VI, San Francesco e San Stef.a.r.. In tal senso fa senz’altro spicco la vicenda dei centri di riabilitazione San Stef.a.r., realtà quasi quarantennale e professionalmente ineccepibile, che ha scritto la storia della riabilitazione in Abruzzo.

Dal 2008 ad oggi questi centri hanno visto dimezzare il budget e le prestazioni che dovevano erogare: la politica non ha avuto pietà neanche del terribile terremoto di L’Aquila che comportò lo spostamento del budget residuo, mai restituito, di quel centro ad altre strutture.

Usciti malconci loro malgrado dal fallimento dell’ex gruppo Villa Pini ed avendo già pagato un altissimo prezzo in passato, attraverso numerosissimi tagli del budget, motivati dal piano di rientro attuato dalla Regione Abruzzo per coprire i debiti del suo fallimento in sanità, questi centri, grazie ad uno storico accordo sindacale basato sulla solidarietà, erano riusciti a risorgere attraverso la stipula di contratti part-time nel nome del lavorare meno per poter far lavorare tutti.

Ebbene, di fronte a questo straordinario esempio di cooperazione professionale e sociale, qualcuno ha deciso di assestare il classico colpo di grazia e, quel che fa più rabbia, non per continuare a risparmiare, ma solo per spostare finanziamenti da un capitolo di spesa ad un altro, senza così incidere sul bilancio generale, vincolato com’è al piano di rientro della spesa sanitaria.

Infatti, appare strano e contraddittorio assistere da un lato ad ulteriori tagli della spesa sanitaria, e dall’altro all’elargizione, da parte della regione, a nuovi accreditamenti e convenzioni che, in tempo di crisi come quello attuale, non dovrebbero essere concessi in danno a chi già opera nel settore in condizioni di estrema precarietà.

Evidentemente gli appetiti speculativi in riabilitazione sono ancora talmente forti da condizionare la politica abruzzese, anche in tempo di crisi: politica che, invece, dovrebbe governare con saggezza ed efficacia la sanità abruzzese.

A questo proposito stupisce l’ennesimo sacrificio della riabilitazione territoriale che, insieme alla riforma e messa in opera dei Distretti Sanitari di Base, doveva essere uno dei capisaldi dell’ultimo Piano Sanitario Regionale.

Anche qui la politica continua a deludere: pur riconoscendo gli sforzi ed i risultati ottenuti in materia di contenimento del debito, non si vede ancora l’inizio di questa operazione che, da sola, risolverebbe tutti i problemi della sanità abruzzese, e cioè la deospedalizzazione di servizi sanitari che possono, e debbono, essere svolti nei Distretti e l’ottimizzazione quantitativa e qualitativa degli attuali, e troppi, presidi ospedalieri.

L’augurio di tutti, naturalmente, è che il famigerato taglio venga revocato in nome di una equità sociale alla quale noi, pazienti e personale dei Centri di riabilitazione San Stef.a.r., ci ostiniamo ancora a credere: non possono essere le stesse persone a pagare per tutti.”

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