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No Tfa Speciale: la protesta da Chieti a Milano

Ultimo Aggiornamento: lunedì, 30 Ottobre 2017 @ 1:55

notfaspecialeNo al Tfa Speciale: la protesta si espande in tutti gli atenei d’Italia. E dopo Chieti anche Milano lancia il suo appello al Ministro Profumo per fermare la “sanatoria della scuola”.

La possibile introduzione dei Tfa Speciali voluti dal ministro Profumo,va contro ogni riconoscimento del merito: un gruppo Tfa dell’ Università Statale di Milano chiede alla politica che non vengano danneggiati  gli aspiranti docenti che seguono, dopo dura selezione, i Tfa ordinari, con una artificiale parificazione
Esame di stato. Sotto questa voce l’enciclopedia Treccani riporta: “Gli esami di stato costituiscono la massima forma di controllo che lo Stato esercita, con ogni possibile imparzialità, sulla preparazione degli alunni a conclusione dei vari cicli di istruzione o degli aspiranti all’esercizio professionale, a salvaguardia tanto della serietà dell’insegnamento impartito nelle scuole (…), quanto della pubblica fiducia nei confronti di chi intende svolgere una professione”.
Del resto l’esame di stato veniva già citato anche da una fonte più autorevole, seppur dimenticata: la Costituzione della Repubblica Italiana; l’articolo 33, per la precisione. È proprio grazie a questo articolo che oggi, se dobbiamo andare da un medico e farci somministrare delle cure, ci andiamo e ci fidiamo perché sappiamo che ha le competenze per farlo. Perché? Perché ha superato un esame di stato. – Certo, questo non basta, ma aiuta.
Se decidiamo che è giunto il momento di ristrutturare la nostra casa, chiamiamo un architetto e gli affidiamo il progetto perché ci fidiamo. Perché? Perché ha superato un esame di stato. – Certo, questo non basta, ma aiuta. 
Se c’è una strada da costruire oppure un dente da otturare ci rivolgiamo a professionisti competenti che sappiano fare il proprio lavoro e di cui ci possiamo fidare. Perché? Perché hanno tutti superato un esame di stato. – Certo, questo non basta, ma aiuta.
Così pensavamo fosse anche per la professione dell’insegnante. Il Ministero dell’Istruzione infatti aveva varato un apposito decreto e, dopo un farraginoso computo sui futuri pensionamenti e una ipotetica previsione delle nuove iscrizioni degli alunni nei prossimi anni, era giunto alla conclusione che allo Stato servissero: 35 insegnanti di Storia dell’arte in Lombardia, 25 insegnanti di Inglese in Liguria, 45 insegnanti di Fisica in Sicilia  e così via, per un totale di 20067 insegnanti per le scuole medie e superiori su tutta la penisola. Non uno di più. Una posizione intransigente, scomoda quanto coraggiosa.
Alla base di questa scelta c’era non solo la necessità di abbattere l’endemico precariato della scuola, ma andare finalmente nella direzione della qualità. Restituire poco a poco la dignità non solo all’Istituzione Scolastica, ma alla Conoscenza stessa.
Ma in Italia, si sa, le scelte coraggiose – quelle giuste e difficili – non sono mai andate per la maggiore. Meno che mai in questi ultimi vent’anni e meno che mai sotto elezioni. Se pensavamo che qualcosa fosse cambiato ecco che la VII Commissione Cultura della Camera dei deputati, il 6 febbraio, dà parere favorevole alla sanatoria proposta dal Ministro Profumo che, in sostanza, riconosce il titolo di insegnante a tutti coloro che per qualsivoglia motivo e in qualsivoglia modo hanno svolto questa attività per almeno 3 anni. Questo significa che oltre 50000 persone (secondo le fonti ministeriali), senza aver sostenuto alcuna selezione, vanno ad aggiungersi a quel fabbisogno stimato di 20067 docenti che lo Stato aveva scrupolosamente calcolati e altrettanto scrupolosamente selezionati tra settembre e ottobre 2012.
Qualche voto in più o qualche iscritto in più, però, fa comodo a tutti, ai partiti come ai sindacati. Così il PD non riesce  a voltar le spalle alla demagogia sindacalista, il PDL non va in commissione a dare battaglia e la sanatoria rischia di diventare realtà.
Esultano in coro le oltre 50000 persone con i 3 anni di servizio alle spalle. Non esulta invece la Scuola, quella con la S maiuscola, quella che sperava di poter tornare ad essere un luogo dove crescere e imparare.
Così, a breve, dietro la stessa cattedra, potrà esserci chi come noi si è messo in gioco, ha studiato, ha superato una selezione pari a quella di un esame di stato e chi, invece, no.
Noi chiediamo a tutti voi e ai nostri politici: “Da quale insegnante mandereste i vostri figli? Di chi vi fidereste: di un docente che ha superato le prove di selezione oppure di un docente che  ha svolto questa attività per almeno 3 anni, ma non ha superato le prove di selezione?” Qualunque sia la vostra scelta: sappiate che non potrete scegliere.
Perché questa sanatoria equipara chi ha sostenuto una selezione a chi non l’ha sostenuta.
Ora più che mai tornano alla mente le parole di Alcide de Gasperi: “Un politico guarda alle prossime elezioni. Uno statista guarda alla prossima generazione”. Chissà se qualcuno riuscirà mai a farne tesoro.
TFA – Università Statale di Milano

 


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