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Terremoto L’Aquila, nuovamente indagato il sindaco Cialente

L’Aquila. Finisce sotto inchiesta il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente per presunte irregolarità  legate al post-sisma. E’ lo stesso primo cittadino, in un post sul suo profilo Facebook, a rendere nota la notizia.

“Mi è appena stato notificato un atto giudiziario, un avviso di garanzia – scrive Cialente – Da quello che ho potuto capire, dalla montagna di intercettazioni, sono emerse due mie telefonate: la prima per cercare di far partire al più presto i lavori di demolizione di una grande cooperativa edilizia, i cui residenti, ho seguito, sempre nel mio ufficio, sin da 2009, per le gravi difficoltà normative che avevano incontrato e rallentato per anni la ricostruzione.

La seconda – aggiunge – perchè avrei sollecitato, cosa che ho fatto più volte, il pagamento di un Sal (stato di avanzamento dei lavori (ndr) per una ditta che stava per fallire. Interventi di questo tipo – ammette il sindaco – li ho fatti più volte, di sollecitare il pagamento dei Sal, per tutti, soprattutto per casi disperati. Purtroppo il fallimento, poi avvenuto, di quella ditta – fa sapere Cialente – ha provocato danni drammatici a tanti cittadini, la cui ricostruzione è ancora bloccata, e alla stessa città.

Non credo di aver commesso un reato – commenta quindi il primo cittadino – Addirittura, nelle stesse condizioni credo che avrei l’obbligo, come sindaco, a difesa e nell’interesse dei miei cittadini, di rifarlo. Spero ed ho fiducia, come sempre, nei giudici”, conclude Cialente.

Il sindaco, infine, ancora su Facebook, parla di un’altra vecchia indagine di cui fu sempre lui a darne notizia. “Finalmente e definitivamente – si legge – e’ stata chiusa l’indagine, durata circa 18 mesi, sui lavori di casa mia, sulla vicenda metro e altro. Indagine che credo abbia esplorato tutta la mia vita negli ultimi 12 anni”.

Stando a quanto appreso dal legale del sindaco, l’avvocato Carlo Benedetti, per questa vicenda è stata disposta l’archiviazione. L’accusa, in sostanza – sempre rigettata dal primo cittadino – era di aver ottenuto lavori alla propria abitazione in cambio dello sblocco dell’annosa vicenda della transazione per la mai realizzata metropolitana di superficie.