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Didattica a distanza: il Consiglio di Stato rigetta il ricorso per l’ordinanza di Marsilio

Il Tar Abruzzo, ha dichiarato infondato il ricorso presentato da un gruppo di genitori che avevano impugnato l’ordinanza con la quale, il 12 marzo scorso, il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio aveva disposto la proroga, sino al successivo 6 aprile, della didattica a distanza su tutto il territorio regionale e per tutte le classi delle scuole di ogni ordine e grado.

 

I giudici amministrativi, dopo aver osservato che quanto emerso dalle relazioni delle aziende sanitarie abruzzesi “restituisce uno spaccato che non poteva non preoccupare il vertice politico dell’Ente regionale”, sotto il profilo della motivazione hanno affermato che, oltre alla accertata pressione sugli ospedali della Regione nel periodo considerato, non poteva non assumere rilevanza ai fini dell’adozione dei provvedimenti “l’interesse alla regolare vaccinazione degli insegnanti che, in caso di riapertura delle scuole, si trovano più esposti al contagio in ragione del contatto con gli alunni e che in una visione di medio/lungo termine rappresentano la garanzia di continuità dell’attività didattica”.

 

Il Tar ha ritenuto ragionevole che la Regione Abruzzo, nella complessiva valutazione dei presupposti, “abbia dato discrezionalmente prevalenza a quest’ultimo, anche in ragione della stretta contiguità dei territori interessati, contiguità che rendeva rischioso l’aumento della pressione ospedaliera a prescindere dalla situazione nella singola Provincia”. “Il sistema ospedaliero regionale” – si legge nella parte finale della sentenza – “doveva essere pronto ad una risposta ‘di sistema’ e in caso di eccessivi ricoveri, considerata l’incertezza dell’impatto delle cd. varianti sul numero dei ricoveri e sulla velocità di diffusione, quella operata dall’Amministrazione appare certamente una scelta improntata al criterio di prevenzione”.

L’avvocatura della Regione Abruzzo, con gli avvocati Stefania Valeri e Marianna Cerasoli, è riuscita a rappresentare, così come determinato dalla sentenza, una chiara attestazione di correttezza e legittimità che ha visto un lavoro di squadra tra Regione e Asl in tema di contrasto alla pandemia da COVID-19.