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Abruzzo zona arancione, Marsilio: serve impegno di tutti per evitare quella rossa

Le prime ore trascorse come regione arancione non sono state particolarmente diverse da quelle in cui l’Abruzzo è stata classificata come regione gialla.

 

L’unica differenza la pagano i titolari di bar e pasticcerie ed i ristoratori, i cui locali devono rimanere chiusi per tutto il giorno”. Lo ha dichiarato, questa mattina, il presidente della Giunta regionale, Marco Marsilio, intervistato dall’emittente televisiva Vera Tv. L’indice RT di contagio da Covid-19, secondo l’ultimo report dell’Istituto Superiore di Sanità, vede in Abruzzo superare la soglia dell’1,5 mentre le terapie intensive hanno letti occupati per oltre il 30 per cento. “Credo che non sia solo l’Abruzzo a doversi preoccupare che il colore possa cambiare nuovamente – ha proseguito Marsilio – a rischiare è l’intera Italia. Se dovessi fare un pronostico, la mia sarebbe una previsione pessimistica.

 

Infatti, -ha aggiunto – è nostro dovere parlare chiaro. Con questo ritmo di contagi e di accessi negli ospedali, da qui ad una settimana, massimo dieci giorni, tutto il Paese sarà in zona rossa. Se saranno mantenute le regole attualmente in vigore nelle attuali regioni rosse, ci sarà la chiusura di tutti i negozi ma si continuerà ad andare al lavoro nelle fabbriche e negli uffici dove non è possibile lavorare in modalità agile. Inoltre, verrà attivata la didattica a distanza nelle classi seconde e terze delle scuole medie”. A tal proposito, il presidente Marsilio fa appello al senso di responsabilità dei cittadini abruzzesi chiedendo la collaborazione da parte di tutti nel rispetto delle regole. “L’obiettivo – ha sottolineato – è quello di evitare la scenario più pesante. La speranza è che si possa arrestare la diffusione del virus e, in ogni caso, che si possa invertire la curva dei contagi.

 

E’ chiaro – ha continuato – che, se ogni giorno vengono ricoverate in ospedale 20-30 persone e 2-3 di queste finiscono in terapia intensiva, è evidente che di fronte a noi abbiamo un tempo limitato, terminato il quale gli ospedali esauriranno la loro capacità di cura e saremo costretti ad adottare dei provvedimenti per evitare di dover effettuare delle scelte tragiche come quella di non poter curare le persone più fragili”. Riguardo al piano di rafforzamento del sistema sanitario alla luce della recrudescenza della pandemia, Marsilio ha chiarito che “dall’8 ottobre, giorno in cui ci è stata data le delega, siamo partiti di gran carriera. In poche settimane, abbiamo già esperito tutte le gare di progettazione, soprattutto in riferimento alla Asl di Teramo.

 

Sono stati già affidati molti lavori, stanno per aprire i cantieri, anzi alcuni sono stati già aperti per mettere tutti i pronto soccorso in condizione di accogliere in sicurezza i pazienti, potenziare i posti letto di terapia intensiva e sub-intensiva dedicati alle malattie infettive e raggiungere una maggiore capacità di gestione dell’emergenza” Anche riguardo alla tematica dei tamponi effettuati nei lavoratori privati, la posizione di Marsilio è più che mai chiara. “La diagnostica legata ai tamponi è una questione molto seria – ha ribadito – non è che la possa eseguire un qualunque laboratorio. Esistono delle leggi e delle regole che garantiscono la sicurezza nell’effettuazione di queste analisi. I laboratori privati che hanno i requisiti per poter essere accreditati ed inseriti nella rete dei laboratori, – ha affermato – lo possono già fare o lo hanno già fatto.

 

C’è un caso, l’unico per ora in Abruzzo, di una realtà aquilana che ha presentato per tempo al Comune dell’Aquila una domanda di autorizzazione. Domanda che è stata trasmessa alla Regione che, poi, l’ha inoltrata al competente Istituto Superiore di Sanità ed alla fine di questa procedura è arrivato l’accreditamento della struttura. Si tratta di una passaggio importante – ha concluso Marsilio – per garantire al cittadino non solo che il risultato dell’esame è attendibile ma che soprattutto nessuno rischia di essere contagiato”.