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Abruzzo distretto minerario? No Triv: D’Alfonso ci faccia vedere il fumo dal naso, non l’anello

Le dichiarazioni di questa mattina del Governatore dell’Abruzzo congiunte a quelle di Vendola impensieriscono non poco.
La Puglia non ha azioni vere in corso avverso lo Sblocca Italia, nessuna determina di Giunta e nessun ricorso per evitare di diventare un distretto minerario. Anzi, ha al suo attivo Templa Rossa.

Idem l’Abruzzo: oltre alla risoluzione del Consiglio Regionale, e di risoluzioni i cassetti della Regione sono pieni, ha uno zero assoluto. 60 sono i giorni per ricorrere in Corte Costituzionale e si contano dal 12 settembre: la metà del tempo disponibile è già passato. Se la strategia è aspettare la conversione in legge per poi continuare a fare finta di difendere l’Abruzzo impugnando senza nessuna speranza quella legge, ebbene, il gioco appare evidente.
Allora qualcuno potrebbe pensare che quell’incontro con Prodi di un D’Alfonso ancora candidato fu una chiamata alle armi per far passare l’interesse ultraeuropeo di Bruxelles: le comunicazioni ufficiali furono confuse, lo definirono prima un incontro privato, poi una consultazione per il “potenziamento delle infrastrutture sull’asse adriatico e sull’attrazione di investimenti”. Quindi una chiamata per dare esecuzione agli ordini di Bruxelles, dei quali Prodi è fedele esecutore, erede di Monti quale referente della Ue per l’Italia? L’Unione Europea ha (rac)comandato l’utilizzo della fratturazione idraulica ad alto volume (fracking) sulle attività di ricerca e sfruttamento degli idrocarburi, pur dichiarandola pericolosa per l’ambente e la salute dell’uomo.
Regione Abruzzo inerte e Province Ponzio Pilato in 6 anni ci hanno portato dritti allo Sbolla Italia, che consente il raggiungimento degli obiettivi della Strategia energetica nazionale (Sen): per il Governo, l’Abruzzo è considerato un distretto minerario per gli idrocarburi. Parola di Passera.
Era dunque il distretto minerario quel “potenziamento delle infrastrutture sull’asse adriatico” di cui si sarebbe parlato a Bologna?
I 30mila che hanno sfilato a Pescara hanno creduto alle parole: il momento di non tradire quei voti è questo. Oggi. Con una ricorso in Corte Costituzionale avverso il decreto.
L’uomo del “Ponte del mare” non può tradire il suo Abruzzo, non ce lo aspettiamo, non da lui: convochi la Giunta e impugni il decreto prima che sia legge.
Se è vero che vuole proteggere il territorio e che l’Abruzzo non è la cameriera di Bruxelles come ha dichiarato nero su bianco, ebbene, la corrida è iniziata: ci faccia vedere il fumo dal naso. Non l’anello.