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Scuola, 834 lavoratori a rischio per i tagli del governo

L’Aquila. Lavoro a rischio per 834 lavoratori in Abruzzo tra “ex lsu” e cosiddetti “appalti storici”, che dal primo marzo rischiano di vedersi tagliate le ore di lavoro e quindi il compenso, o di rimanere senza occupazione, a causa dei tagli imposti dal governo.

Si tratta di persone impegnate nelle scuole di ogni ordine e grado (la maggiore concentrazione nel teramano) che si occupano di pulizia, sorveglianza e servizi ausiliari.
A lanciare oggi l’allarme i rappresentanti di Cgil e Cisl che hanno chiesto l’intervento delle istituzioni locali, pur ribadendo che si tratta di un problema nazionale che riguarda, in tutto il paese, circa 24 mila lavoratori.
Se in passato i fondi a disposizione erano pari a 560 milioni di euro ora, con il “decreto del fare”‘ si è passati a 286 milioni. Per i primi due mesi di quest’anno c’è stata una proroga, per ora senza copertura finanziaria, e dal primo marzo ogni scuola deciderà cosa fare di questi lavoratori, in autonomia e in base ai fondi disponibili.
Le sigle sindacali hanno messo in evidenza che le direzioni scolastiche e il ministero assicurano di poter garantire lo stesso servizio con i dipendenti pubblici, cioè i bidelli, al posto di “lsu” e lavoratori degli “appalti storici”, ma così si rischia di scatenare una “guerra tra poveri” e di ridurre “le garanzie dei servizi scolastici”,. Per i rappresentanti sindacali “non è solo una vertenza per evitare la perdita di posti di lavoro. Qui si mina la qualità della vita nel mondo della scuola”, per cui serve una “assunzione seria di responsabilità da parte delle istituzioni” e “la politica regionale si deve far carico del problema”.
Per far emergere questa situazione le due sigle annunciano che l’11 febbraio “può essere l’occasione per una manifestazione di dimensioni regionali, contestualmente alla seduta del Consiglio regionale”.