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Dieci milioni di metri cubi di cave: Abruzzo a rischio

Pescara. L’Abruzzo rischia di perdere 10 milioni di metri cubi del suo territorio il prossimo 21 febbraio. Al comitato Valutazione di Impatto Ambientale convocato per quel giorno, infatti, su 30 interventi all’ordine del giorno 21 sono progetti di cave.

Lo rende noto il WWF Abruzzo, che, con un faticoso lavoro sul sito internet della Regione, ha provato a sommare le richieste dei cavatori per ogni singolo intervento.

Prendendo in considerazione 20 dei 21 progetti (uno non è stato rintracciato) si arriva così, si legge in una nota a firma dell’associazione, alla cifra di 9.835.817 metri cubi di nuovi possibili scavi.
La parte del leone la farebbe la provincia di Chieti con oltre 6 milioni di metri cubi (6.593.906, più i metri cubi di una cava a Paglieta di cui non è stato possibile risalire all’entità della richiesta), seguita dalla provincia di Pescara con 2.212.121 metri cubi, dalla provincia di L’Aquila con 607.000 metri cubi e dalla Provincia di Teramo con 599.726 metri cubi.
Il progetto più rilevante sembrerebbe essere quello proposto dalla società DAS per l’ampliamento di una cava a Civitaluparella per l’ammontare di quasi 4 milioni di metri cubi di calcare da estrarre. “Si ricorda – continua la nota – che questa società si è vista recentemente sequestrare una cava proprio a Civitaluparella (la stessa?) dal Corpo Forestale dello Stato che ha contestato addirittura l’assenza delle autorizzazioni dal 2009 e il mancato ripristino ambientale stabilito dal vincolo paesaggistico cui la zona è sottoposta!”.
A seguire, in ordine di entità dell’intervento, vi è la cava della Laterlite a Lentella con una richiesta di scavo per 2.670.422 mc (di cui 1.960.000 di materiale utile). “Anche in questo caso – continua il comunicato – ricordiamo che recentemente il Comitato VIA ha già rilasciato un’autorizzazione “in sanatoria” avendo la Ditta proceduto ad avanzare una richiesta di autorizzazione nello stesso comune a scavo già effettuato (!)”.
Tra gli altri interventi di grande entità si segnalano infine la nuova cava proposta dalla G.T.V. Inerti a S. Benedetto in Perillis (per 520.000 mc) posta in un’area ad elevatissimo valore paesaggistico in cima alle svolte di Popoli, l’intervento della T.I.S.A.M. a Turrivalignani per 600.000 mc di argilla (prossimo ad un Sito di Interesse Comunitario), quello della Lafarge Gessi ad Abbateggio (per 1.300.000 mc di cui 1.095.000 utili) e quello della DAELI a Civitella del Tronto (per 196.595 mc), in un territorio letteralmente crivellato dalle cave.
“Il WWF non ha più aggettivi per descrivere la situazione del comparto cave nella nostra regione e delle procedure di valutazione ambientale che vengono seguite in Abruzzo – dichiara Luciano Di Tizio, presidente del WWF Abruzzo -. Come si fa a valutare tutti questi interventi senza avere un quadro d’insieme che ci dica quali sono i reali fabbisogni e che indichi chiaramente le soluzioni alternative che pure ci sono? Ricordiamo che l’Italia è largamente inadempiente per quanto riguarda il recupero e il riutilizzo degli inerti, con un misero 10% rispetto al 90% della Danimarca e degli altri paesi del nord Europa. L’Abruzzo doveva redigere il Piano cave dal 1983: quest’anno malediciamo 30 anni di deregulation estrattiva che ci consegna un territorio martoriato da centinaia di cave, gran parte delle quali non recuperate. E’ veramente sconfortante che il Consiglio Regionale abbia annullato la sacrosanta moratoria che aveva bloccato quest’assalto al territorio. In convegni e sedi istituzionali sentiamo da anni pomposi appelli circa i danni per la collettività derivanti dal consumo del suolo: parole vuote e ipocrite. Non ci resta che scrivere alla Commissione Europea per verificare se è possibile in un unico giorno definire il destino di così tante aree senza valutare l’effetto cumulo sia dei diversi interventi in discussione sia di questi con le cave già presenti sul territorio”.