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Nuova denuncia del WWF: ‘Diminuiscono i consumi, aumentano gasdotti in Abruzzo’

Chieti. Il WWF si è già occupato del metanodotto Sulmona-Foligno, condividendo la battaglia dei comitati e degli enti locali che osteggiano la centrale di compressione in una zona a forte rischio sismico e un tracciato che tiene in scarsissimo conto le emergenze presenti nel territorio sino a prevedere clamorosamente, nel territorio di Popoli, l’attraversamento della falda acquifera più importante d’Italia e forse d’Europa con rischi immensi per l’ambiente e per la salute dei cittadini.

Questa volta interviene invece, attraverso due sue associazioni territoriali, sul gasdotto Larino – Chieti, ennesima opera inutile e potenzialmente dannosa che si vorrebbe realizzare in Abruzzo.

Il WWF Zona Frentana e Costa Teatina e il WWF Chieti – Pescara hanno infatti (dopo la partecipazione, insieme ad altre associazioni, movimenti e cittadini, alla relativa inchiesta pubblica) presentato congiuntamente le proprie osservazioni sul progettato impianto.

‘Va detto intanto – sottolinea Fabrizia Arduini, presidente del WWF Zona Frentana e Costa Teatina nonché referente energia per il WWF Abruzzo – che non si tratta in alcun modo di un’opera che: “debba essere attuata per imperativi motivi di rilevante interesse pubblico”: in tutto il progetto non vi è traccia di aree di una certa rilevanza sprovviste di metanizzazione e in ogni caso basterebbe potenziare e ammodernare la rete già esistente semmai ci fossero nuove improbabili esigenze. La ditta che vorrebbe costruire il gasdotto, la Società Gasdotti Italia – SGI, cita i consumi fino al 2005. Ebbene, guarda caso, dal 2005 al 2013 i consumi sono diminuiti del 33% passando da 1.936 milioni di metri cubi standard a 1.301 milioni e i primi dati disponibili per il 2014 confermano la tendenza al ribasso’.

Il WWF ha concentrato la propria attenzione in particolare sui danni ambientali: il metanodotto nel proprio percorso costeggia o attraversa, sia in Molise che in Abruzzo, numerose aree protette a livello europeo: ben 16 SIC (Siti di Interesse Comunitario) e 1 ZPS (Zona di Protezione Speciale) . In Abruzzo i SIC sfiorati sono: “Monti Frentani e Fiume Treste”; “Lago di Serranella e Colline di Garenna”; “Calanchi di Bucchianico (Ripe dello Spagnolo)”. Quelli direttamente attraversati “Bosco di Mozzagrogna (Sangro)”; “Boschi ripariali sul Fiume Osento”; “Fiume Trigno (medio e basso corso); “Gessi di Lentella”. Si tratta ovviamente di aree nelle quali il rischio di provocare danni anche irreparabili, diretti o indiretti, è enorme.

‘La Società Gasdotti Italia sostiene – spiega Nicoletta Di Francesco, presidente del WWF Chieti Pescara – che i Piani di Gestione dei SIC non sono in vigore e in effetti si è in attesa della loro approvazione da parte della Regione, ma i relativi studi sono già conclusi e non si può in alcun modo non tenerne conto, visto che stiamo parlando di habitat e di specie animali di interesse europeo. Sarebbe come se il medico che deve tutelare la salute di un paziente rifiutasse di tenere conto della radiografia più aggiornata solo perché non gli è stata ancora trasmetta in forma ufficiale. L’esigenza di tutela è prioritaria, tutto il resto viene dopo’.

Non solo i SIC: vengono anche attraversati fiumi e zone di risorgiva (ed es. nel territorio di Rosciano) con evidente rischio di grave interferenza con le falde. Nelle osservazioni è stato inoltre messo in luce che una parte considerevole dell’opera (circa il 13% del tracciato) interesserà aree a rischio idro-geologico e che gran parte delle aree convolte dai lavori sono a rischio sismico 2, lo stesso del terremoto de L’Aquila. Le frane, tra l’altro, costituiscono uno dei principali fattori di innesco di incidenti su metanodotti e sarebbe per questo indispensabile procedere ad approfondimenti di dettaglio per ogni situazione di rischio incontrata sul percorso. Il combinato disposto tra franosità del territorio e rischio sismico fa ritenere che le stime relative al pericolo incidenti per i gasdotti, mutuate da situazioni territoriali meno complesse di quelle abruzzesi e molisane, siano inadeguate sia in termini di possibili danni ambientali sia in termini di sicurezza della popolazione. Secondo il WWF si tratta insomma, per la sua sostanziale inutilità per i cittadini e per i rischi connessi alla sua realizzazione, di un’opera della quale si può tranquillamente fare a meno.