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TUA, Autobus vecchi e poco ‘sicuri’ LA LETTERA

Atri. Torna sul’autobus dopo tanti anni, gli anni della scuola, e scopre che tutto è rimasto come era prima. Spenta l’aurea nostalgica sorgono i dubbi sulla sicurezza e sulla qualità del trasporto pubblico locale in Abruzzo. La lettera di un ex studente che torna sul proprio autobus nella tratta Atri-Teramo.

LA LETTERA INTEGRALE

Gentile Direttore,
ieri ho fatto un tuffo nei ricordi e vorrei condividerlo con i suoi lettori. Se l’emozione avesse un odore, oggi, per me avrebbe l’aroma penetrante del gas di scarico con i suoi particolati grossi come praline al cioccolato dei vecchi autobus Tua (qui occorre far notare l’applicazione degli adesivi della neonata azienda sui mezzi nuovi e non sulle carcasse che anche i miei avi usavano prendere: forse perché la stessa azienda si vergogna?).
Carissimo Direttore, la mia avventura nel tempo è iniziata ieri mattina, quando, salendo ad Atri per recarmi a Teramo, davanti alla pensilina mi sono rivisto bambino con lo zainetto in spalla (ho 35 anni) trovandomi di fronte il vecchio Fiat 370 Tua (o Arpa). Così come Martin McFly con la sua DeLorean sono tornato agli anni ’80 ma, tristemente, lungo le verdi valli del teramano, al nostro passaggio, le caprette non salutavano ma tossivano. Con grande sorpresa ho scoperto che il mio vecchio amico Sergio da Pineto rendeva ancora noto a tutti che “questo posto è mio”, scritto con pennarello nero indelebile resistente a 17 anni di distanza. Lasciando Sergio al suo attuale ruolo di padre, chiedo all’autista se questo autobus abbia solitamente più utenza rispetto ai quattro passeggeri che, con me, sono diretti a Teramo, e rimango sorpreso quando scopro che ogni mattina questo vecchio veicolo artritico straripa di studenti che pagano un sostanzioso abbonamento. Da qui la mia idea di scriverle, carissimo Direttore: con la sicurezza non si scherza e farebbero bene i genitori dei ragazzi a far sentire la loro voce. Come? Consiglio loro di pagare l’abbonamento in lire data l’offerta dell’azienda abruzzese.
Sono i passeggeri a fare la fortuna del trasporto pubblico locale e non il contrario. Ricordo ancora la locandina elettorale del presidente D’Alfonso: in basso a destra vi era disegnato un piccolo autobus e, data la sua politica all’insegna del vintage, non dubito che si tratti proprio del vecchio 370 Fiat targato CH.

S. D.