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Ombre su Ombrina Mare, questo matrimonio non s’ha da fare

C’è tra di voi qualcuno che è alla ricerca di lavoro? Operai, giovani ingegneri o neo-geologi?

Bene, o forse mica tanto: ai “cacciatori di scrivania” farà senz’altro piacere sapere che la maggior parte dei politici abruzzesi sta lavorando con dedizione per tentare di bloccare in tutti i modi alcuni progetti industriali che, com’è noto, oltre al livello di polemiche sono soliti far aumentare anche il livello di occupazione.

Lo scorso 8 ottobre, infatti, si è tenuto all’Aquila un consiglio regionale, urgente e straordinario, voluto dal Sottosegretario alla Presidenza della Giunta Regionale, Mario Mazzocca, con l’unico scopo di disobbedire al Ministero dello Sviluppo Economico e al Ministero dell’Ambiente per quanto riguarda l’approvazione di alcuni progetti di estrazione degli idrocarburi.

Sul web si legge di tre proposte di modifica di leggi regionali e nazionali (tra cui lo “Sblocca Italia” voluto da Renzi, provvedimento che sta causando non pochi mal di pancia agli ambientalisti di casa nostra).

Il primo progetto riguarda la reintroduzione del divieto esteso alle 12 miglia dalle nostre coste delle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi.

Il secondo ambisce a istituire, in fretta e furia – vedremo poi perché – il tanto sbandierato Parco Naturale Regionale “Trabocchi del Chietino”.

Il terzo, invece, riguarda una proposta di legge alle Camere tendente all’abrogazione dell’articolo 6 del Codice dell’Ambiente (cioè “Divieto di Ricerca, Prospezione e coltivazione di Idrocarburi”).

Ma perché la nostra classe politica locale ha così tanta fretta di rompere il consueto lassismo che la contraddistingue…al punto da convocare un Consiglio Regionale straordinario?

Se, infatti, si è temporeggiato per anni sul famigerato Parco dei Trabocchi, adesso, invece – direi quasi improvvisamente – questo viene istituito con una legge composta da pochi articoli e con una copertura finanziaria di appena 50.000 euro (veri e propri spiccioli, altro che tutela dell’ambiente, della biodiversità e promozione del turismo).

La risposta a queste osservazioni è piuttosto semplice: alcuni politici abruzzesi, incaricati di amministrare TUTTA la Regione, intendono solo ed esclusivamente bloccare il progetto Ombrina Mare di Rockhopper (ex Medoilgas), niente di più e niente di meno. Usando ovviamente il rispetto dalla natura come mero paravento.

Questo progetto energetico che, insieme a pochi altri, era stato fermato dal Decreto Prestigiacomo subito dopo l’incidente nel Golfo del Messico, è stato recentemente rimesso in moto dal Decreto “Sviluppo Italia”, che aveva “fatti salvi” i diritti acquisiti. Ovvero, aveva stabilito che chi aveva iniziato a investire, a ottenere concessioni e autorizzazioni, aveva anche il diritto di continuare a farlo, nel pieno rispetto delle norme e del territorio.

Ombrina mare sta(rebbe) per entrare nella fase operativa, avendo già ricevuto parere favorevole in fase di VIA (Valutazione di impatto ambientale) da parte del Ministero dell’Ambiente; è bene ricordare sempre che alla valutazione di impatto ambientale del Ministero partecipa anche la Regione, che quindi in quella sede esprime il suo parere.

Se quindi c’è, da un lato, un progetto industriale in regola, con permessi approvati e compatibili con l’ambiente (così come certificato dalle nostre istituzioni nazionali) e, dall’altro, un popolo No Triv che minaccia di togliere i voti ai propri politici se non si fa qualcosa per bloccarlo, come si esce dall’impasse?

La ricetta è semplice: si presentano alcune leggi regionali in fretta e furia per vietare le trivellazioni entro le 12 miglia e poi sì…perché no…si istituisce un parco fantasma, non tanto per tutelare l’ambiente – già abbondantemente protetto – ma per fermare qualunque progetto già approvato in altre “sedi”.

A questo punto, però, sorge spontanea una domanda, forse quella fondamentale: se il Ministero dell’Ambiente ha dato parere favorevole in fase di VIA, significa che il progetto non ha un rilevante impatto ambientale, dunque per quale motivo ostacolarlo?

Oltretutto, vi sembra giusto che se Governo e Ministero approvino progetti come questo, la Regione possa decidere di bloccare all’improvviso tutto? E’ accettabile che la politica locale azzeri ciò che è stato portato avanti da quella nazionale?

Complottismi inutili? Sentite le dichiarazioni dello stesso assessore Mazzocca: “Fra le tre proposte, tutte molto valide ed estremamente utili per scongiurare la petrolizzazione dell’Adriatico, la prima è l’unica a detenere livelli di operatività immediata, soprattutto in vista della Conferenza dei Servizi decisoria sul progetto “Ombrina Mare” del prossimo 14 ottobre. In tale sede avremo la possibilità, nella certezza che dopodomani il Consiglio regionale approverà il provvedimento, di presentarci alla conferenza con un fatto compiuto che determinerebbe, di fatto, un concreto stop all’iter approvativo del progetto Ombrina”.

È tutto così chiaro: lo scopo del gioco non è investire in ambiente e sviluppo del territorio.

Tutt’altro. Lo scopo è fermare Ombrina, a tutti i costi e con ogni mezzo possibile.
A questi politici, dell’Abruzzo e della sua gente evidentemente non importa poi così tanto.