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Nessuna nazione può permettersi il lusso di non avere una politica energetica, parola del Professor Doglioni

L’approvazione del ddl sugli Ecoreati al Senato ha suscitato un grandissimo rumore mediatico: articoli e post vari ed eventuali, farciti da dichiarazioni trionfanti di ambientalisti e rappresentanti politici, si sono susseguiti rimbalzando per il web.

Da Andrea Bassi a Jacopo Giliberto , tutte le firme autorevoli del panorama giornalistico italiano hanno cercato di chiarire meglio cosa implichi l’ormai celebre emendamento del ddl che vieta l’airgun in Italia.

Ho cercato di fare chiarezza nel mare magnum dell’informazione, intervistando il Professor Carlo Doglioni, figura internazionale di spicco del mondo delle geoscienze, Professore ordinario di Geologia all’Università Sapienza di Roma, ex Presidente della Società Geologica Italiana e Accademico dei Lincei.

Prof. Doglioni, come valuta il ddl sugli Ecoreati approvato dal Senato?
Considero questo emendamento al di fuori di ogni logica scientifica ed ambientale. Se fosse un reato acquisire sismica a riflessione per ricerca di idrocarburi, allora dovrebbe esserlo anche per la ricerca scientifica. E’ evidente che o produce realmente danni ambientali, oppure no. Sappiamo invece che la sismica a riflessione, se operata con le dovute attenzioni, è del tutto compatibile con l’ambiente.

Prof. Doglioni, ci spieghi meglio: cosa s’intende per sismica a riflessione?
La sismica a riflessione consiste nell’emissione di onde di pressione che vengono riflesse dai vari strati di roccia e registrate da geofoni o idrofoni a seconda che il rilievo sismico sia effettuato a terra o in mare. E’ una tecnica che ha permesso, e tuttora permette, un incredibile salto di qualità nella conoscenza della struttura crostale terrestre.

Dopo Assomineraria, anche la Società Geologica Italiana si è schierata contro l’emendamento, affermando che “il divieto di utilizzo dell’airgun produrrebbe gravi danni allo sviluppo delle geoscienze”. Può spiegarci meglio?

La sismica a riflessione è la tecnica meno invasiva e più informativa che l’uomo abbia disposizione per studiare i primi 10-20 km della Terra. Direi anzi che è l’unica metodologia al momento in grado di fornire dati geologici così precisi sulla stratigrafia e tettonica della crosta. Proibirla, senza una concreta motivazione, sarebbe un danno enorme.

In una nota congiunta dei Presidenti di numerosi Enti e Istituti di ricerca e di Associazioni scientifiche, quali Cnr, Conisma, Infn, Ingv, Ispra, Ogs, EageSeg, Sgi e Szn si afferma che l’airgun è assimilabile alla “tecnica ecografica utilizzata in qualsiasi ospedale” e il divieto può “impedire il riconoscimento delle faglie che generano terremoti e tsunami.” Lei cosa ne pensa? Quale è la situazione nel resto del mondo?

La sismica a riflessione è uno strumento indispensabile per lo studio delle faglie sismogenetiche, per la comprensione dell’evoluzione della Terra, oltre a tutte le applicazioni di carattere minerario. In alcune nazioni richiedono uno studio di impatto ambientale e misure di mitigazione del rumore emesso durante l’acquisizione sismica marina. Inoltre possono prevedere a bordo delle navi la presenza di un osservatore di mammiferi marini e il Passive Acoustic Monitoring (PAM), un sistema che utilizza gli idrofoni per rilevare per esempio la presenza nelle vicinanze di cetacei in modo da sospendere o rallentare le attività.

È peraltro interessante che anche la Stazione Zoologica di Napoli, tra i più importanti enti di ricerca al mondo nei settori della biologia marina e dell’ecologia, abbia sottoscritto il comunicato. Qual è lo stato delle conoscenze in relazione agli impatti di tale tecnologia sulla fauna marina?
La sismica a riflessione in mare non utilizza nessuna sostanza chimica o esplosivi durante l’acquisizione. Una controindicazione è il potenziale disturbo acustico e la possibile perdita di orientamento per mammiferi e fauna ittica. Tuttavia, la sottoscrizione del comunicato da parte della Stazione Zoologica è una riprova che gli effetti collaterali della tecnica sono trascurabili o quanto meno superabili.

Trivellazioni e Adriatico. La Croazia si mobilita, l’Albania e il Montenegro si attrezzano per capire come sfruttare i giacimenti con l’Albania Oil, Gas & Energy Summit 2015 e l’Adriatic Oil&Gas Summit tenutosi recentemente. Ma l’Italia vieta l’airgun. Non Le sembra un controsenso?
Certamente sì: nessuna nazione può permettersi il lusso di non avere una politica energetica, tanto più noi che dobbiamo importare buona parte del carburante e anche energia elettrica. In qualsiasi documento OCSE si può leggere come la disponibilità energetica di una nazione è il prerequisito per lo sviluppo sociale, industriale, economico e culturale. Tuttavia è palese che, pur nella contingenza di utilizzare le risorse che abbiamo ancora disponibili, sia indispensabile intraprendere uno sviluppo concreto nella ricerca di fonti energetiche rinnovabili, o con la minore emissione di CO2 possibile.

Sulla base della presa di posizione dei principali Enti e Istituti di ricerca nel campo delle scienze della Terra, sembra che tale emendamento sia stato redatto e sia passato al Senato senza che la politica abbia sentito il bisogno di rivolgersi agli esperti. Ritiene che tali Enti debbano svolgere un ruolo anche di responsabilità sociale, di informazione e di supporto al decisore politico?
L’Italia ha grandi risorse intellettuali e istituti di ricerca di primo livello: operare scelte politiche che hanno risvolti primariamente tecnici senza consultare i referenti della comunità scientifica è un’occasione persa per proporre norme più solide ed efficaci.

Diego Vitali blogger goccediverità