-- HEADER MASTHEAD DESK --
-- HEADER MASTHEAD MOB --

Vitigni autoctoni, vini archetipi – Degustazione alla cieca

PUBBLICATO IN:
Ultimo Aggiornamento: mercoledì, 4 Aprile 2018 @ 18:02

Per la seconda puntata della serie di degustazioni alla cieca intrapresa con i miei clienti, ho optato per vini poco conosciuti o comunque non di etichetta ma didatticamente interessanti; si tratta di vitigni presenti in Italia da millenni ma “scoperti” solo recentemente da alcune case vinicole che vogliono andare “oltre” lo standard anche andando incontro a costi maggiori!

Questo atteggiamento contrasta con quello intrapreso da molte aziende agricole diventate delle vere e proprie industrie oramai orientate verso le cosiddette economie di scala (maggiore quantità prodotta e minori costi), teoria applicabile alle auto (tanto per fare un esempio) ma non al vino!

Abbiamo iniziato con una “bollicina” dell’Etna nella fattispecie di uva Carricante, autoctona a a bacca bianca coltivata tra i 500 e gli 800 m. sul livello del mare e spumantizzata col metodo classico dalle aziende agricole Planeta con sede a Menfi (AG) ma con diverse cantine in tutta la Sicilia in base ai luoghi di coltura delle uve autoctone; in questo modo hanno creato delle cantine-laboratorio ove produrre ma anche studiare il territorio e le leggi naturali che lo governano! Al palato, il metodo classico di carricante è secco e sapido a causa del suolo vulcanico ma anche un pò citrino quindi con bella acidità; infatti, ha elegantemente annientato l’untuosità dei fritti all’ascolana, ouverture obbligatoria presso la splendida struttura che ci ha gentilmente ospitato: Villa S. Angelo in contrada S. Angelo ad Alba Adriatica. Costo in enoteca 16,50 euro.

Di seguito, abbiamo iniziato la saga dei vini rossi con un vino il cui vitigno è stato scoperto sempre dall’azienda Planeta circa 3 anni fa nella zona di Taormina (Messina) famosa per i vigneti a strapiombo sul mare corredati da splendidi uliveti che, oltre a “raffermare” il territorio con le proprie radici, offrono una coreografia unica! Il Nocera (nome del vitigno e del vino) è indicato come rosso da pesce azzurro ma è molto di più; è un rosso “marino” nel quale la macchia mediterranea (mirto specialmente) domina. Di conseguenza, bei profumi di frutti rossi ma anche di geranio, speziatura di pepe bianco ed un salmastro finale data la vicinanza del mare che inebria la buccia delle uve già coccolate dal sole e dal panorama siciliano! Un bel crostone di pane con crema di burrata e alice speciale del mar Cantabrico (costa nord della Spagna) è stato il degno abbinamento! Prezzo in enoteca 12,70 euro!

Col terzo vino torniamo sull’Etna dove da un decennio si è focalizzata l’attenzione di molti viticoltori per il terroir particolare ivi presente; caldo di giorno, freddo di notte, suolo e sottosuolo vulcanico e pendenza del territorio fanno sì che si producano vini particolari con mineralità, sapidità e sentori d’incenso che riflettono appieno le “terre nere” di questo “gigante” che nel 1614 fu protagonista di un’eruzione devastante che arrivò alle porte di Catania! Proprio da ciò prende il nome il vino in questione, il “Nerello Mascalese Eruzione 1614” sempre dell’azienda Planeta vinificato nell’azienda “Feudo di Mezzo” sita a ben 605m. s.l.m. ma con vigneto a ben 850 m. (Sciaranuova).
Questa d.o.c. ha profumi d’incenso ed erbe officinali provenienti dalle sabbie laviche; in bocca i sentori di ribes si mescolano alla buona mineralità ed un tannino MAI invadente che rendono questo vino adatto ad abbinamenti svariati ed audaci! Flavia e Stefano hanno optato per un culatello di rara fattura cotto a bassa temperatura corredato dalla giardiniera da loro prodotta con relativa cialda! Prezzo in enoteca 16,70 euro!

Frutti rossi e note balsamiche tipiche della macchia mediterranea caratterizzano anche il vino successivo, il Cannonau Zòjosu della cantina iper-artigianale Masone mannu; siamo in Sardegna, precisamente nell’estremo nord in provincia di Olbia-Pausania, zona famosa per la produzione del sughero e l’estrazione del granito! Non è il solito Cannonau ma è una versione a piede franco (leggi articoli precedenti) per giunta senza utilizzo di botti ma solo acciaio e bottiglia e senza lavorazioni particolari per “addomesticare” le caratteristiche di un vino “nature”; la pulizia nel gusto è inimitabile ed invita ad abusarne! Un bel raviolone ripieno cotto nell’acqua della parmigiana ha tentato di dargli filo da torcere! Prezzo in enoteca 16,00!

E così, siamo arrivati all’ultimo vino, quasi una star data l’antichità del relativo vitigno che si presume sia stato il primo ad essere coltivato in Italia sin dal secondo secolo avanti Cristo dagli antichi romani; originario della Grecia (aglianico-elleanico-hellas) è “sbarcato” sulle coste pugliesi per poi trovare gli habitat migliori in Irpinia (Avellino) ed attorno al Monte Vùlture (Potenza) nella splendida Basilicata. Il Vulture non è solo un monte ma un antico vulcano spento caratteristico per avere ben 7 punte e due crateri occupati da due laghi; il suolo vulcanico e le rigidissime escursioni termiche notturne fanno sì che le uve di aglianico abbiano molto da dire in un calice e l’aglianico del Vultùre “Quarta generazione” di Giovanna Paternoster (quarta generazione di una dinastia di produtoori vitivinicoli) rappresenta al meglio quel territorio! Un solo vino, niente barrique a distorcere i sentori del “frutto” ed un obiettivo: valorizzare il territorio e l’antico sapere delle precedenti tre generazioni. Siamo tra due colate laviche di un vulcano, un luogo in cui la forte escursione termica notturna dona beneficio ai grappoli, esclusivamente ad acino piccolo al fine di concentrare tutte le sostanze aromatiche e tanniche che determineranno la qualità del vino; le fermentazioni sono due, una classica in serbatoio di acciaio a temperatura controllata (la fermentazione produce un aumento di temperatura che se eccessiva porterebbe ad una perdita aromatica) e l’altra in botti aperte dove vino e bucce rifermentano per un anno in modo da trarre il massimo colore e sapore! Vino di struttura con bordo aranciato caratteristico dell’aglianico dove i sentori di more mature lasciano spazio alla mineralità del suolo vulcanico ed a un tannino morbidissimo; l’abbinamento non poteva che essere carne, nella fattispecie “l’agnello che incontra il carciofo nell’orto” come la poetessa oltre che chef Flavia Esposto l’ha definita! Prezzo in enoteca 18,50 euro!

Il finale col botto, come piace a me: la cioccolateria della casa con un vino dolce atipico (non poteva essere altrimenti) perchè frutto dell’assemblaggio del mosto d’uva non fermentato di ugnì blanc (l’uva del cognac) e di 1/5 di cognac (distillato di vino di cui parleremo in seguito)! Il Pineau de Charente (fiume ma anche dipartimento nella regione del cognac) è un prodotto poco diffuso in Italia ma molto interessante, ha una gradazione alcolica di soli 17 gradi e tanta eleganza; va degustato da solo e, dopo, rafforzato da un altro po di cognac……è il caso di dirlo una vera e propria figata! Splendida serata, visi piacevolmente confusi……compreso il mio!

Rinnovo i ringraziamenti a Giuseppe, il gestore della splendida struttura con annessa piscina orto botanico e frutteto, persona mite che non ama i riflettori ma disponibilissimo e cordiale oltre che ai mitici fratelli Esposto!

Alla prossima degustazione che avrà come tema: vini rossi al di fuori degli schemi con un distillato come intruso il Calvados.

Stefano Grilli – Enoteca Saraullo

Per appuntamenti e degustazioni private, messaggiare via whatsapp al: 333.6441563

 

SEGUICI SUI SOCIAL

111,756FansLike
1,569FollowersFollow
5,935FollowersFollow
2,698SubscribersSubscribe
-- FINE ART -

ALTRI ARTICOLI SIMILI

Latest articles

NEWS DALLA TUA CITTA'

Notizie Correlate