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NOVITA’ DELL’ANNO (parte seconda)!

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Ultimo Aggiornamento: sabato, 28 Ottobre 2017 @ 7:18

Questa volta prendiamo in esame due vini bianchi meridionali, un vino rosato francese ed un vino dolce del sud Tirolo (Alto Adige); andiamo in Gallura ( i locali dicono Caddùra), la zona nord-orientale della Sardegna famosa per il sughero, il granito e l’idioma (lingua parlata) condizionata dalla vicina Corsica quindi un francese di origine provenzale (occitano)!

Il vermentino, vitigno a bacca bianca introdotto dagli spagnoli nel 1700, in Gallura trova il suo habitat ideale con un suolo minerale, caldo e vento a sufficienza; la versione esaminata è il Costarenas gallura superiore denominazione origine controllata e garantita dell’azienda Masone Mannu. Le uve provenienti da un vigneto molto vecchio sono raccolte un po in ritardo e subiscono una macerazione sulle bucce (rimescolamento quotidiano e manuale delle bucce immerse nel mosto per la massima estrazione delle sostanze aromatiche) abbastanza lunga per poi essere imbottigliato solo a giugno; giallo dorato luminoso con riflessi verdognoli, grasso, ampio (15 gradi alcolici), ottima mineralità non teme alcun tipo di abbinamento incluse carni bianche (anche farcite) e primi piatti con condimenti ricchi! Prezzo in enoteca 13,80 euro.

Attraversiamo il Mediterraneo e sbarchiamo in Campania esattamente ad Atripalda (Avellino) terra del Greco di Tufo per parlare di un vino………….”nero a metà”! Questo è il nome datogli dal suo creatore (Piero Mastroberardino la cui famiglia dal 1878 produce vini in Irpinia) con un riferimento alla tipologia a bacca rossa del vitigno da cui si è però (volutamente) ottenuto un vino bianco ed all’omonimo album di canzoni del famoso cantautore campano Pino Daniele (la mia generazione è cresciuta ascoltando quelle musiche)!

L’aglianico è il vitigno a bacca rossa più famoso della Campania ma anche della Basilicata, è di origine greca (da ellenico) e pare che già nel 500 a.c. fosse presente in Campania; ha un acino medio-piccolo, una buccia pruinosa blu-nero e fino a due anni fa, lo si è sempre usato per ottenere vini rossi di cui l’eccellenza è rappresentata dal famoso Taurasi.

L’azienda Mastroberardino (uno degli ultimi casi di vera e propria dinastia) famosa per la storicità e l’ostinata ricerca delle origini dei vitigni campani (ha ridato vita ad una antica vigna all’interno del sito archeologico di Pompei rispettando le tecniche degli antichi romani ed il tutto a proprie spese), ha prodotto una nuova versione dell’aglianico vinificandolo in bianco (pigiatura soffice senza lacerazione della buccia); ne è derivato un vino di soli 12,5 gradi alcolici  con una bella struttura, sapidità e retrogusto minerale ma la particolarità consiste nel lieve ma percettibile sentore di frutti rossi alla fine dell’assaggio il tutto condito da tanta, tanta ma tanta eleganza! Euro 13 in enoteca.

Voliamo nel Sancerre, zona ad est della Loira vicino ad Orlèans; i vitigni caratteristici sono il sauvignon blanc (Sancerre bianco) ed il pinot nero con cui si produce il Sancerre rosso ed il rosè (ovviamente vinificato in bianco) che prendiamo in considerazione nella fattispecie “La Moussiere” di Alphonse Mellot.

La tenuta La Moussiere si estende su un territorio calcareo (che caratterizza gran parte della Francia essendo quest’ultima emersa dalle acque alluvionali nel giurassico, molto prima dell’Italia) e sappiamo quando il tipo di suolo sia importante per nutrire la vite tramite le radici e le sue numerose ramificazioni che, affondando nella “roccia madre” si alimentano con la semplice dissoluzione dei minerali. L’azienda è certificata Ecocert-agricoltura biodinamica dal 2012 perchè come afferma Alphonse “la vigna non può far maturare più frutti di quella che può nutrire”! Questo rosè, vinificato come un bianco dal pinot nero, offre al naso pepe nero e bacche rosse; al palato è delicatamente speziato, rotondo, morbido ma, soprattutto, ha una qualità che solamente il 20% dei vini (e il 10% delle persone) ha: l’eleganza! Euro 22 in enoteca.

Torniamo in Italia e concludiamo col moscato rosa (da muscum quindi muschio) che è un vitigno molto antico proveniente dalla Grecia (tanto per cambiare) ed arrivato in Alto Adige via Istria; ha una resa bassa e se ne ricava un vino dolce dopo un appassimento in fruttai ventilati appendendo i grappoli al soffitto per scongiurare il pericolo di muffe che in vigna potrebbero intaccarne la buccia molto delicata!

Il risultato è un vino passito colore rosso rubino con riflessi ramati ed aromi di rosa e mirto dovuti all’elevato contenuto di geraniolo (un alcool terpenico che si può estrarre dai gerani). La versione presa in considerazione è il “ROSATUM” della Cantina Colterenzio sita in Cornaiano (BZ) nei pressi del Castello di Firmiano famoso per essere il “museo della montagna” creato da Reinhold Messner; è una cooperativa che funziona molto bene in quanto gestita da persone capaci e con un forte attaccamento alla propria terra che hanno fatto del motto “l’unione fa la forza” il loro punto fermo! Lo potete degustare con crostate crema e frutti rossi, dolci a base di cioccolato, formaggi a pasta dura stravecchi ma anche da solo come fine pasto; è un vino che amo definire “dolce-intelligente” cioè ricco di equilibrio; 21,50 euro in enoteca la bottiglia da mezzo litro che basta per 8 persone. Buona degustazione.

Stefano GrilliEnoteca Saraullo – Tortoreto. Tel 0861.787751

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