Mare inquinato a Pescara: “basta ca ce sta ‘o sole”…?

“Basta ca ce sta ‘o sole, ca ce rimasto o’ mare”…così diceva il testo di “Simme ‘e Napule paisà”, una vecchia canzone di Peppino Fiorelli che esprimeva il desiderio di rinascita dopo la Seconda Guerra Mondiale. Ma c’è rimasto ” ‘o mare”?
Questo motivetto mi è venuto in mente – sì lo so…ultimamente inserisco riferimenti canori nei miei post – perché sul blog ho parlato spesso di mare. In fondo perché sono un vero amante del nostro Mediterraneo…soprattutto quelle rare volte in cui è pulito.

Mi fa rabbia, infatti, leggere di numerosi casi inquinamento delle acque causati dall’incuria e dal menefreghismo dell’uomo.

Non a caso, su Gocce di Verità ho parlato spesso dell’Adriatico. In particolare, sulle pagine del blog è stato discusso spesso il tema del mare inquinato a Pescara e del conseguente divieto di balneazione. Un fenomeno che aveva destato scandalo tra gli ignari turisti e provocato un bel danno economico alle attività commerciali della zona.
Purtroppo Pescara non è affatto nuova a questo tipo di notizie. Anche lo scorso anno mi sono occupato del grave inquinamento della falda acquifera da cui attinge la città e prima ancora, già nel 2013, avevo raccontato del grave stato in cui versava il capoluogo abruzzese secondo le statistiche di Legambiente sulla tutela dell’ambiente.
Insomma, parrebbe che il mare inquinato a Pescara non faccia della città un modello per la cura dell’ambiente e del mare.
Alla luce di questo triste scenario, non mi sono quindi scandalizzato più di tanto quando, nei giorni scorsi, ho letto della notizia secondo cui c’è anche il Comune di Pescara tra le strutture che sono agganciate agli scarichi abusivi che finiscono direttamente nel fiume – e quindi nel mare – senza passare prima dal depuratore.
Durante dei recenti lavori, infatti, è stata rinvenuta una condotta in cui confluiscono le acque nere del Comune e probabilmente anche di altri edifici pubblici della città. Questa condotta, finora del tutto ignota, non passa dal depuratore ma finisce direttamente nel fiume.

E pensare che alcuni, quest’agosto, si sono pure lamentati del divieto di balneazione…è già tanto che non sia scoppiata un’epidemia di colera!
Ma per gli amici pescaresi, oltre il danno c’è anche la beffa: il boccone più amaro da digerire è che la città e i suoi amministratori sono tra i più ferventi “paladini dell’ambiente”, tramite una dura opposizione che è stata ingaggiata contro diversi progetti industriali, tra cui le estrazioni petrolifere.

Lo scorso 20 giugno, ironia della sorte, proprio Pescara ha ospitato una manifestazione di Legambiente per contestare le trivellazioni nel mare e lo stesso sindaco Marco Alessandrini si è dichiarato contrario allo sfruttamento degli idrocarburi.

Questo mi incuriosisce molto perché il primo cittadino, contrario alle trivellazioni per tutelare l’ambiente, è lo stesso che ha firmato l’ordinanza di divieto di balneazione a Pescara (stiamo parlando di un mare dove facendosi il bagno ci si può ridurre così, ma non aprite il link se siete impressionabili) e che – come tutti i cittadini – a quanto pare inquina il mare ogni volta che tira lo sciacquone di casa e dell’ufficio…

Non è un controsenso il fatto che un sindaco con una mano firmi la sua opposizione al petrolio, mentre con l’altra scarichi le acque nere direttamente nel mare (ne era certamente all’oscuro, eppure così stanno le cose)?
Comunque la si pensi, ciò che è certo è che ostacolare in tutti i modi i progetti di estrazione di idrocarburi perché si vuole proteggere il mare e l’ambiente, ma non fare niente contro gli scarichi fognari selvaggi non è un atteggiamento politicamente ed eticamente coerente e, soprattutto, non è accettabile.

Diego Vitali blogger goccediverità

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