Soldi regalati alle strutture private? Marsilio: gli atti dicono il contrario

In merito alle accuse lanciate contro il presidente Marsilio e la giunta regionale abruzzese di “regalare i soldi alle strutture private” in relazione alle cure del Covid-19 si precisa quanto segue.

 

Gli attacchi, politici e mediatici, sulla stipula di contratti in Abruzzo con la sanità privata, a distanza di tredici giorni dalla firma dell’ordinanza numero 28, rimangono destituiti di ogni fondamento. Come già ribadito, ma evidentemente trascurato da chi vuole gettare fango a prescindere, il coinvolgimento degli operatori privati (in possesso dei necessari requisiti strutturali e di sicurezza) nella gestione dell’emergenza legata al Covid 19 è stabilita dai decreti del Governo nazionale. L’ordinanza non ‘regala’ soldi ai privati in quanto non comporta alcun aumento di spesa per le casse regionali essendo esplicitamente previsto che non è consentito superare il tetto di spesa già assegnato.

 

L’ordinanza in questione ha l’obiettivo di poter essere utilizzata nel momento in cui non dovessero essere sufficienti i posti letto di terapia intensiva nelle strutture pubbliche. Posti letto pubblici che, attraverso la realizzazione di ospedali Covid e di investimenti complessivi per circa 20 milioni di euro, sono ancora in costante aumento. Chi parla di regali non ha mai voluto mettere in evidenza, probabilmente in malafede, che i privati entreranno in campo solo nel momento in cui dovessero essere esauriti i posti letto negli ospedali pubblici dedicati ai positivi al virus, e tutti ci auguriamo che ciò non debba accadere. Ad oggi, non essendosi presentata tale sciagurata necessità, nessun contratto è stato stipulato dal presidente Marsilio con operatori privati, contrariamente a quanto riportato da alcuni organi di stampa (che danno credito a fonti inattendibili).

 

Se c’è qualcuno che, invece, ha voluto destinare soldi alle strutture private quello è il governo giallorosso. Con il Decreto “Cura Italia”, infatti, sono stati vincolati 400 milioni di euro per l’acquisto di prestazioni presso strutture accreditate e autorizzate; per l’Abruzzo si tratta di 5.216.000 per prestazioni sanitarie e di 3.507.387 euro per l’utilizzo di personale, locali o apparecchiature di privati accreditati e non. Fondi “vincolati” che al momento l’Abruzzo non può dirottare su strutture pubbliche. Chi lancia accuse in Abruzzo ma fa riferimento alla maggioranza di Governo dovrebbe avere il coraggio di dire cose vere e non limitarsi allo sciacallaggio politico.