Serve una svolta: la ristorazione abruzzese chiede risposte entro Pasqua

La regione che ha pagato il prezzo più alto in Italia per il numero di giorni di chiusura imposti ai pubblici esercizi è anche la regione che subisce in assoluto i maggiori ritardi nei pagamenti dei ristori, in uno scenario inquietante che vede gli imprenditori isolati e impossibilitati a chiedere informazioni persino all’Ente più prossimo: in Regione Abruzzo i telefoni squillano a vuoto da mesi.

 

La congiuntura negativa tra le reiterate e contestate scelte del Governo centrale e gli incredibili ritardi e le incertezze della gestione regionale rendono per le imprese abruzzesi la situazione insostenibile. Una intera classe dirigente politico-amministrativa si sta assumendo la responsabilità di essere ricordata nella storia economica di questa regione e di questo Paese avendo favorito, se non addirittura determinato, il crollo della ristorazione italiana, emblema ed orgoglio della nostra cultura agroalimentare nel mondo.

 

La crisi economica del settore è giunta ormai ad un punto tanto profondo quanto drammatico: si pone inevitabilmente, di fronte ai cittadini che ancora attendono risposte concrete, il momento del senso di responsabilità che deve accomunare tutte le istituzioni in queste ore decisive per il futuro di migliaia di famiglie. Sino ad oggi a nulla sono serviti gli appelli, le proposte, le riflessioni addotte con metodo circa una gestione della crisi sanitaria a tutti i livelli estremamente farraginosa che, anche attraverso norme molto discutibili, ha avviato ad una implosione economica il primo settore economico per capacità di impiego d’Abruzzo.

 

La reiterazione delle chiusure e delle norme restrittive emanate in ambito nazionale attraverso il nuovo DL boccia severamente la nostra proposta volta alle riaperture in condizioni di sicurezza ed al riequilibrio dei diritti economici d’impresa. Purtroppo si è dato seguito ad una continuità delle scelte che, seppur alimentata da preoccupazioni sanitarie condivise, continua a penalizzare in maniera discriminatoria il comparto specifico della ristorazione. Lo stesso comparto imprenditoriale che ha dato prova di poter conseguire azioni di controllo e di riorganizzazione precise e corrispondenti alle problematiche sanitarie, anziché essere premiato quale risorsa certa e ausilio per la gestione dell’emergenza è stato di nuovo posto in blocco e risulta completamente inibito rispetto alle potenzialità d’impresa.

 

Si pretende una urgente presa d’atto ed una precisa, chiara discontinuità gestionale. Chiediamo ancora una volta un cambio radicale di passo, e questa volta fissiamo noi i paletti per ribadire alle dimensioni governative, qualora ve ne fosse ancora bisogno, quali sono le urgentissime priorità per mettere in salvo un vastissimo comparto d’impresa. Chiediamo una politica non più distante ma aderente al disagio economico: che i responsabili dei ritardi nell’erogazione dei ristori siano rapidamente sostituiti, per ristabilire rapporti di fiducia con l’Ente Regione e con il Governo Centrale, oggi recisi.

 

Chiediamo che sui ristori, vecchi e nuovi, entro Pasqua arrivino certezze: non elemosine insufficienti o addirittura ulteriori inviti ad indebitare ancora le nostre imprese senza avere alcuna prospettiva di ripristino delle attività. I contributi vanno obbligatoriamente adeguati all’eccezionale sacrificio chiesto in particolare ai ristoratori abruzzesi rispetto ai loro colleghi del resto d’Italia: pertanto chiediamo che la nostra Regione, a un anno dall’inizio della pandemia, rimetta gli imprenditori nelle condizioni di dialogare con l’Ente sulle reali, immediate prospettive di rilancio del settore.

 

I ristoranti sono chiusi da mesi ma il virus continua a circolare ed a mietere vittime in un crescendo preoccupante. Chiediamo pertanto che anche sulla campagna vaccinale ci siano risposte certe e tempestive, volte a ricondurre la popolazione ai dovuti standard di sicurezza sanitaria senz’altro necessari per permettere alle stesse imprese di riprendere le programmazioni a lungo termine. E’ ormai impossibile ignorare il caos economico ingenerato da normative sanitarie troppo spesso sbilanciate, inadeguate e disattente ai nocivi effetti collaterali scaricati direttamente sulle imprese ed oggi divenuti insostenibili anche in termini di costi economici e sociali durissimi. Bisogna richiamare tutti ad un senso di responsabilità. Sono in gioco il lavoro, l’economia, l’identità del nostro Abruzzo.

Roberto Donatelli  Presidente ConfcommercioAbruzzo

Daniele Erasmi Presidente Confesercenti Abruzzo

Valerio Di Mattia, Presidente Associazione Aria