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Scoperta maxi-frode fiscale da 85 milioni: inchiesta tocca anche l’Abruzzo

Ultimo Aggiornamento: martedì, 13 Novembre 2018 @ 16:50

La Guardia di Finanza di Isernia, su disposizione della Procura, per una colossale frode fiscale quantificata in oltre 85 milioni di euro, ha eseguito un’ordinanza di misure cautelari nei confronti di 7 persone.

 

Tra loro imprenditori, professionisti e collaboratori, amministratori formali e di fatto di società con sedi a Roma, Isernia, Giugliano in Campania, Villaricca, San Severo, Pescara, Guardiaregia, Piedimonte Matese, Apricena, e un decreto di sequestro preventivo per circa 24 milioni di euro.

 

 

Sono state, inoltre, effettuate numerose perquisizioni tra Abruzzo, Puglia, Campania, Lazio e Molise. Nell’operazione, frutto di anni di indagini e accertamenti particolarmente complessi e articolati condotti dal Nucleo di Polizia Economico – Finanziaria della Guardia di Finanza di Isernia, sono stati impiegati oltre 100 militari.

 

I dettagli dell’operazione. Due sorelle arrestate a Isernia, di 63 e 66 anni, e la loro madre, 91enne anch’ella imprenditrice, colpita dalla misura restrittiva dell’obbligo di dimora nel comune di residenza come le altre quattro persone coinvolte nella vicenda: un 53enne imprenditore di Campobasso, una 53enne imprenditrice di Bojano, un 65enne professionista di Cantalupo nel Sannio e un 69enne

professionista di Isernia.

I particolari sono stati resi noti durante la conferenza stampa del Procuratore Carlo Fucci che, con il Sostituto Andricciola, ha ottenuto anche l’adozione da parte del Gip Arlen Picano di un decreto di sequestro preventivo, eseguito dalla Guardia di Finanza di Isernia, per l’importo complessivo di 23,7 milioni di euro per beni mobili e immobili e delle somme depositate presso gli istituti bancari, delle quote societarie e dei fabbricati appartenenti ad alcuni tra i 20 indagati tra Molise, Abruzzo, Lazio, Campania e Puglia.

L’indagine, condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Isernia, ha rilevato “elementi indiziari che portavano a ritenere l’esistenza di gravi e numerose violazioni in capo alla 91enne e alla sue due figlie le quali, attraverso la diretta o indiretta gestione di numerosi

soggetti giuridici, facenti parte del denominato ‘Gruppo R.’, avrebbero ottenuto rilevanti ed indebiti benefici di natura fiscale”.

Da qui la delega della Procura per accertamenti più minuziosi “nei confronti di soggetti giuridici del Gruppo R. che operano, tuttora e prevalentemente, nel settore degli appalti pubblici, con particolare riferimento alla manutenzione di strade ed autostrade ed alla realizzazione e conservazione di giunti e raccordi stradali, ha consentito di avvalorare le ipotesi preliminari”.

 

 

“L’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti era apparso del tutto probabile se si tiene conto che tutte le società del Gruppo presentavano una situazione, ai fini Iva, assolutamente anomala e del tutto incoerente rispetto all’attività economica dalle stesse esercitata”.

 

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