Legge urbanistica in consiglio regionale: la posizione di Sospiri e Campitelli

“Procedure semplificate per snellire la burocrazia che oggi ruota attorno alla materia urbanistica, ma che affidano ai Comuni e, soprattutto, ai Consigli comunali, una maggiore responsabilità nell’approvare o meno Varianti al Piano regolatore, Piani Particolareggiati o Piani di lottizzazione, fissando tempi certi, 30 giorni per la risposta, trascorsi i quali entra in corsa la Regione che può commissariare le pratiche.

 

Questo perché è vero che gli imprenditori devono rispettare norme e regole, ma è altrettanto vero che la pubblica amministrazione non può lasciare progetti in sospeso per anni, chiusi nel limbo dell’indecisione, e gli uffici devono piuttosto essere in grado di dare riscontri tempestivi, positivi o negativi che siano. E poi le norme dettate dall’emergenza Covid-19 che permetteranno di installare strutture rimovibili, pensiline, dehors, gazebo, a servizio di attività commerciali e di ristorazione, anche in deroga ai regolamenti edilizi e agli strumenti urbanistici comunali, per un periodo massimo di due anni, per offrire a chi opera nel terziario una chance in più di lavoro al fine di uscire tutti dalla profonda crisi economica generata dalla pandemia.

 

Sono questi gli aspetti salienti della norma ‘Misure urgenti e temporanee di semplificazione in materia urbanistica’ che domani porteremo all’esame del Consiglio regionale, nessuna furbata, nessun regalo ai costruttori, nessuna strizzatina d’occhio, ma semplicemente la consapevolezza di dover far ripartire due settori, quello dell’edilizia e quello del commercio, che sono il motore del nostro Abruzzo, agevolando le procedure e semplificando quei passaggi che oggi, rimpallando un faldone tra Comune, Regione e Provincia, richiedono anni prima del via libera definitivo, un tempo tanto dilatato che oggi non abbiamo più a disposizione”.

 

Lo hanno detto il Presidente del Consiglio della Regione Abruzzo Lorenzo Sospiri e l’assessore regionale all’Urbanistica e Territorio Nicola Campitelli presentando il provvedimento di legge che domani andrà in Consiglio regionale. “Innanzitutto parliamo di una legge che poggia su tre fondamenta: chiarezza, rigore e velocizzazione delle pratiche, in nome di quella sburocratizzazione amministrativa alla quale vogliamo dare forma e concretezza – hanno spiegato il Presidente Sospiri e l’assessore Campitelli – al fine di agevolare la ripresa economica e produttiva della regione Abruzzo, anche in seguito allo stato di emergenza generato dal Covid-19.

 

Partiamo con i Piani particolareggiati di iniziativa pubblica che con la nuova legge verranno direttamente approvati dalla giunta comunale di turno, tagliando il passaggio dell’adozione e controdeduzione tramite le osservazioni. Sui Piani attuativi cambia il ruolo delle Province le quali, sino a oggi, hanno 120 giorni a disposizione, ovvero 4 mesi, per l’approvazione: da questo momento le Province non dovranno più approvare i Piani, ma solo effettuare la ‘verifica di conformità con la pianificazione territoriale provinciale’, da eseguire entro un mese, ossia appena 30 giorni, dall’invio del progetto da parte del Comune. Sui Piani di lottizzazione si stringono i tempi per gli uffici comunali: entro 30 giorni le amministrazioni comunali devono assumere i relativi provvedimenti, oltre i quali i richiedenti possono inoltrare un atto di diffida ai Comuni, inviandone copia alla Regione che, se il Comune non delibera entro i successivi 30 giorni, provvede con la nomina di un Commissario ad acta che ha un mese per procedere. Questa previsione richiama al senso di responsabilità le amministrazioni municipali e gli uffici, ai quali la Regione fornisce sicuramente maggiore autonomia e determinazione, ma anche tempi stretti prima di esercitare poteri sostitutivi. Poi con la nuova legge abbiamo specificato 11 casi di modificazioni ai Piani regolatori vigenti che però non possono considerarsi delle vere ‘varianti’ in quanto non incidono sugli aspetti dimensionali degli stessi piani, ossia non introducono nuovi carichi urbanistici o previsioni di nuovi insediamenti, dunque non comprendono variazioni di cubatura e si tratta, tra esse, delle correzioni di errori materiali; adeguamenti minimi di aree destinate a infrastrutture o spazi per servizi sociali; adeguamenti perimetrali limitati per le aree sottoposte a Piano attuativo; interventi per assoggettare porzioni di territorio a Piani attuativi di iniziativa pubblica o privata se finalizzati a interventi di riqualificazione urbana; modifiche al patrimonio edilizio esistente purchè non riguardi edifici o aree individuate tra i beni culturali o paesaggistici; cambi di destinazione d’uso nei limiti delle destinazioni compatibili o complementari.

 

In tutti questi casi, comunque l’ultima parola per l’approvazione di tali modifiche spetta al Consiglio comunale che dunque mantiene, ovviamente, il pieno potere di disciplina della materia urbanistica e del controllo del territorio. Tempi più veloci anche per lo svolgimento della Vas, la Valutazione Ambientale Strategica, che camminerà parallelamente alle procedure urbanistiche. Poi, abbiamo cassato gli articoli che attribuiscono alle Province il compito di approvazione dei Piani regolatori generali, dei Piani regolatori esecutivi e il nullaosta per il rilascio delle concessioni edilizie, in quanto in contrasto con le funzioni di vigilanza in materia urbanistica esercitate dalle Regioni. Infine, chiusa la parentesi della semplificazione urbanistica, apriamo quella delle norme a sostegno del lavoro e dell’economia per superare la crisi del Covid-19: in sostanza – hanno ancora spiegato il Presidente Sospiri e l’assessore Campitelli – la legge introduce la possibilità di consentire nuove occupazioni di suolo pubblico, o di aree private a uso pubblico o anche di aree verdi, a favore dei gestori degli esercizi per il posizionamento di opere contingenti e rimovibili, a servizio dell’allestimento di spazi all’aperto attrezzati per il consumo di bevande e alimenti, disciplinando l’installazione di manufatti leggeri come pensiline, pergolati, gazebo, dehors, in deroga alle norme urbanistiche ed edilizie vigenti, per non più di due anni.

 

La legge prevede anche l’utilizzo di immobili, per usi diversi da quelli consentiti, per favorire il rilancio delle iniziative economiche, sociali e culturali, utilizzo che può riguardare sia manufatti pubblici che privati, senza determinare un mutamento della destinazione d’uso e non richiede il rilascio di un titolo edilizio. C’è però una norma di salvaguardia a tutela degli immobili sottoposti a vincolo o tutela, il cui utilizzo va autorizzato dall’amministrazione comunale. Si tratta di norme semplici, trasparenti, che non nascondono alcuna cortesia amministrativa al mondo imprenditoriale, e che, senza appesantire ulteriormente il carico di lavoro posto in capo agli uffici pubblici, piuttosto snellisce l’iter amministrativo delle procedure, conservando ai Consigli comunali la responsabilità di approvazione di quegli interventi che incidono sul territorio, pretendendo il rispetto delle regole, ma assicurando anche il rispetto di chi ha bisogno di risposte rapide per poter lavorare. E su tale principio ci aspettiamo il parere favorevole e concorde del Consiglio regionale”.