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Equilibrio economico per il sistema sanitario abruzzese: c’è la certificazione

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Ultimo Aggiornamento: martedì, 10 Agosto 2021 @ 13:12

Il sistema sanitario abruzzese è in equilibrio economico e chiude il 2020 con un utile stimato pari a 6 milioni di euro.

 

Lo ha certificato il Tavolo di monitoraggio (di cui fanno parte rappresentanti del Dipartimento regionale Sanità, del Ministero della Salute e del Ministero dell’Economia e delle Finanze), che ha validato il conto economico del Servizio sanitario regionale.

Un obiettivo centrato nonostante le difficoltà legate alla pandemia Covid e anche a seguito delle modifiche alla normativa vigente (che hanno permesso una maggiore flessibilità sull’utilizzo delle somme assegnate con i vari decreti emergenziali), volute e sostenute in sede di Comitato delle Regioni dal presidente della Regione Marco Marsilio e dall’assessore Nicoletta Verì.

Il Ministero della Salute ha infatti integralmente approvato la relazione, rimessa nei modi e termini di legge, in cui si esplicitavano le modalità di utilizzo dei fondi assegnati all’Abruzzo, pari a circa 79 milioni di euro. Risorse impiegate per finanziare l’esecuzione dei tamponi sulla popolazione; la spesa aggiuntiva per il personale (straordinari, assunzioni temporanee, incremento della specialistica ambulatoriale); la costituzione, nelle sedi di continuità assistenziale, delle unità speciali per la gestione dei pazienti Covid (Usca); l’assistenza domiciliare a favore dei soggetti più fragili; l’attivazione di centrali operative per il monitoraggio dei pazienti; la realizzazione di percorsi e la sistemazione dei reparti per la separazione dei pazienti Covid; le maggiori spese di pulizia legate sempre all’emergenza.

Si tratta di un importante risultato conseguito dalla nostra Regione in un momento di grande difficoltà – commenta l’assessore Verì – l’approvazione della relazione di utilizzo dei fondi Covid, certificato dal Ministero della Salute, dimostra la bontà delle nostre scelte nel trovare soluzioni per fronteggiare una emergenza nazionale in cui spesso l’attrattività di Regioni e Città metropolitane rende ancora più difficile a realtà più piccole come la nostra, di trovare personale disponibile. Non solo. Il non aver utilizzato i fondi europei per tamponare l’emergenza, come fatto invece da altre Regioni, ci anche ha permesso di approvare specifiche norme regionali per ristorare altri settori economici”.

 

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