Disabili: in Abruzzo due anni di attesa per i rimborsi informatici a causa di una firma

Pescara. C’è una legge della Regione Abruzzo, la numero 29 del 25 agosto 2006, che prevede un contributo  a rimborso delle spese sostenute per l’acquisto o noleggio di strumentazione tecnico/informatica da parte di persone con disabilità grave (ex art 3 comma 3 della L, 104/92)

Un rimborso (limitato nell’importo e nel tempo)di una somma che, spesso con notevoli sacrifici, deve essere già stata anticipata  dalle famiglie per acquistare ausili e software indispensabili per l’integrazione sociale, lavorativa e scolastica del disabile.

I fondi per il rimborso 2017 sono stati resi disponibili dalla Regione Abruzzo già da diversi mesi ma, sottolinea il presidente dell’associazione Carrozzine Determinate, Claudio Ferrante, “non è possibile effettuare i rimborsi alle famiglie perché manca la determina della Direzione Amministrativa del Territorio della Ausl”.

“Competente per la gestione delle pratiche”, prosegue Ferrante, “è l’ufficio Tutela sociale dell’Ausl di Pescara, tra l’altro inaccessibile e pieno di barriere architettoniche come più volte denunciato (in foto), ed è a questo ufficio che si sono rivolte numerose famiglie per avere informazioni ma sentendosi sempre dare la stessa risposta da mesi si sono rivolte all’Associazione esasperate dalla burocrazia: non è possibile sentirsi dire che il rimborso non può essere effettuato perché manca una firma”

“Manca una firma da mesi!! Quanto tempo occorre alla Dirigenza Ausl per apporre una firma?”, interroga Ferrante, “l’attesa per questo contributo può durare quindi anche quasi due anni!

L’associazione Carrozzine Determinate invita, dunque, la direzione amministrativa del territorio della Ausl a provvedere prontamente affinché vengano disposti  i rimborsi 2017 alle famiglie con disabilità grave, appellandosi anche “ alla politica, agli amministratori della Regione Abruzzo affinché modifichino la legge 29 del 2006 e rendano le procedure più dignitose , perché si tratta di strumenti di inclusione sociale per le persone con disabilità, non di elemosina, ma di diritti”.