Coronavirus, anche il Pd Teramo chiede a Marsilio chiarezza su ristorazioni a domicilio

L’Unione Comunale ed il Gruppo Consiliare del Partito Democratico di Teramo condividono e fanno proprie le preoccupazioni espresse ieri dal consigliere regionale Sandro Mariani, in merito alla necessità di un chiarimento da parte della Regione relativamente alla Ordinanza del Presidente della Giunta regionale con cui è stata disposta la chiusura nei giorni festivi di tutte le attività abruzzesi di vendita di generi alimentari e di prima necessità, fatte salve farmacie e parafarmacie.
“A nostro avviso – dicono .  da tali disposizioni restrittive esula l’attività di ristorazione con consegna a domicilio di cibi, nel rispetto  delle  norme  igienico-sanitarie  sia  per  l’attività  di confezionamento che di trasporto, che rimane autorizzata secondo quanto stabilito dalle disposizioni di cui al comma 2) dell’Art. 1 di cui al suddetto Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ragion per cui riteniamo che i ristoratori possano legittimamente effettuare la consegna a domicilio delle vivande preparate, ovviamente nel rispetto delle prescrizioni impartite dal testo in esame, anche nei giorni di Pasqua e Pasquetta. Semmai Oltretutto è il caso di rimarcare come il provvedimento regionale emanato, così come scritto, è penalizzante per tutti quegli esercizi che fanno preparazione di alimenti cotti o da cuocere (rosticcerie, gastronomie, paste all’uovo..) che rientrando nell’allegato 1, senza apposite specificazioni dell’Ordinanza, rimarrebbero chiusi, subendo un’ingiusta disparità di trattamento, oltre che un pesante danno economico”.
E ancora: Proprio per questi motivi, stante l’incertezza generata tra gli operatori del settore a seguito della emanazione dell’Ordinanza della Regione e vista inoltre l’esclusione ingiustificata degli altri settori di cui sopra, chiediamo che il Presidente Marsilio emetta con estrema urgenza una nota di chiarimento in tal senso, affinché venga fugato ogni dubbio e si consenta ai nostri “ristoratori”, nell’accezione più ampia sopra indicata, di potere lavorare in condizioni di assoluta tranquillità, dando così agli stessi una boccata di ossigeno, mettendoli in condizione di potere sfruttare le prossime festività di Pasqua e Pasquetta in conformità alle possibilità accordate al settore dal DPCM. Occorre impedire che possa sfuggire una importante occasione lavorativa, che consentirebbe di limitare almeno in parte i disagi economici che il settore deve sopportare a causa della pandemia, ed alleviare c le conseguenze di una crisi così dura e che ha già provato così pesantemente il settore della ristorazione”.