martedì, Novembre 29, 2022
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Abruzzo, i conti della sanità regionale non tornano. Paolucci: i numeri del fallimento

Abruzzo. “Diventa sempre più profondo il rosso della sanità regionale. In soli quattro anni di governo del centrodestra il deficit delle 4 Asl abruzzesi si assesta fra i 200 e i 300 milioni di euro, arrivando a rappresentare il 10% circa del fondo sanitario regionale.

 

È rimasta totalmente a zero la programmazione del comparto: da tre anni l’Abruzzo non ha né piano, né rete sanitaria, gli unici atti sono quelli della giunta di centrosinistra e le risorse per gli investimenti (edilizia e PNRR) sono congelate in attesa di conoscere come debbano essere impiegate. Una situazione allarmante, destinata inevitabilmente a ripercuotersi sulla comunità, in termini di qualità e offerta sanitaria e anche dei servizi, non a caso, oltre lo stallo che denunciamo ormai da 18 mesi, c’è la crescente mobilità passiva che porta e porterà sempre più abruzzesi a curarsi fuori regione, come documentano tante storie di cronaca degli ultimi mesi. Nonostante ciò l’esecutivo ha continuato la sua politica di annunci, rimanendo negligente verso i tavoli ministeriali e facendo mancare una programmazione essenziale perché il diritto alla salute e alla cura sia assicurato”, così il capogruppo Pd in Consiglio regionale Silvio Paolucci commenta i dati emersi dalla relazione delle Asl sul debito della sanità regionale.

 

Non è solo la sanità del presente a farne le spese, ma è soprattutto quella del futuro – rimarca Paolucci – Un quadro più chiaro lo avremo una volta viste le carte intercorse fra Regione, Ministero e Dipartimento alla Salute in merito alla nuova Rete Ospedaliera della Regione Abruzzo, che da ben otto mesi chiediamo insistentemente alla Presidenza del Consiglio Regionale con accesso agli atti e che altrettanto insistentemente e ingiustificatamente ci vengono negate da aprile 2022. Intanto sul territorio la situazione è peggiore di giorno in giorno: nelle Asl non si compra più nulla e lo dimostrano le varie proteste, ultima, solo in ordine di tempo, quella a L’Aquila per denunciare carenze di personale e di dispositivi, come la mancanza dei cateteri venosi che ha persino fermato l’attività della Radiologia interventistica ad Avezzano; non si affronta l’endemico sovraffollamento dei pronto soccorso, sempre più trincee per medici, personale sanitario e pazienti e si tagliano sempre di più i servizi di emergenza alle aree interne, lasciando così scoperto il diritto alla tempestività della cura che tutti devono avere.

 

E ciò nonostante la mole di risorse anche ereditate che questo governo regionale ha avuto ed ha per programmare: solo nel triennio attuale, 300 milioni ulteriori di fondi correnti, più le risorse del PNRR e gli oltre 400 milioni per l’edilizia sanitaria che la maggioranza ha deciso coscientemente di ibernare, in assenza dell’adozione degli atti di programmazione. Con il governo di centrosinistra abbiamo anche lasciato un comparto in salute, certificato dal Tavolo di Monitoraggio il quale ha attestato un Consuntivo 2018 con un avanzo di 0,088 mln di euro e dall’uscita da un commissariamento di cui, però, chi guida oggi la Regione non è riuscito nemmeno a completare le successive fasi previste, trovandosi oggi con un deficit che va ben oltre il limite di legge e con il rischio di un nuovo commissariamento. I 200 milioni di deficit sono infatti già il 10% del fondo sanitario regionale, bisogna stare entro il 5% per evitare di finire di nuovo commissariati oppure, come forse accadrà, chiedere indulgenza politica per non arrivarci di nuovo, nonostante le drammatiche cifre di una realtà della sanità abruzzese sempre più ridotta in macerie da chi dovrebbe amministrarla”.

 

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