Stretta del credito, burocrazia e sommerso: in tre anni chiuse quasi 4mila imprese artigiane abruzzesi

Ultimo Aggiornamento: sabato, 4 Novembre 2017 @ 12:12

Rispetto all’ultimo trimestre del 2012, in Abruzzo l’occupazione è diminuita del 6,3%, mentre per quel che riguarda le imprese artigiane, prendendo a riferimento il periodo di maggior crisi ovvero il triennio 2010 – 2013, hanno abbassato la saracinesca 3904 imprese artigiane, con un calo dell’occupazione nel settore ancora più pesante (-11.6%).

Il Centro studi di Confartigianato Abruzzo snocciola i dati sulla disoccupazione ed evidenzia un calo drammatico dei posti di lavoro, in particolare nel settore artigiano.

Nel dettaglio è la provincia di Pescara a registrare il dato peggiore con la chiusura, tra il 2010-2013, di 1240 imprese e un calo della occupazione del 15,7%. Il trend negativo è seguito dalla provincia di Teramo, con la chiusura di 1266 imprese e un calo della occupazione del 12,6%; nella provincia di Chieti invece, sono state 947 imprese a chiudere i battenti con un calo dell’ occupazione del 9,9%; la città capoluogo, L’Aquila, segna per il 2010 – 2013 la chiusura di 469 imprese e un calo della occupazione del 7,8%.

In Abruzzo, evidenzia lo studio, il peso del sommerso si stima intorno al 14%, percentuale più alta rispetto alla media nazionale, ma che comunque si attesta intorno ai livelli delle regioni del centro nord mentre nell’ultimo anno la cassa integrazione per l’artigianato è aumentata del 5%.

L’aumento maggiore si è registrato nella provincia di Teramo con 657.828 ore di cassa integrazione autorizzate nell’artigianato tra gennaio ed ottobre 2013, in aumento del 8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

“Dietro ai numeri ed alle percentuali ci sono persone ed intere famiglie senza reddito o che fanno fatica a tirare avanti” commenta Angelo Taffo, presidente di Confartigianato Abruzzo. “Questi numeri non possono essere ignorati dalla nostra politica: stiamo arretrando e non stiamo agganciando la ripresa. Occorrono un contesto politico più stabile, misure più incisive per ottenere crediti dalle banche ed una drastica semplificazione della burocrazia per rilanciare l’economia e incentivare i consumi”.