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Chiodi: “Il Centro Oli non si farà”

Ultimo Aggiornamento: domenica, 29 Ottobre 2017 @ 9:57

chiodi_centrooliFinalmente è chiaro a tutti: il Centro Oli, che viene rievocato sistematicamente come un fantasma, non si farà”. A garantirlo è il Presidente della Regione Abruzzo Gianni Chiodi che, in conferenza stampa, ha spiegato che la Regione Abruzzo si avvarrà dello strumento giuridico normativo della “intesa” per decidere sul proprio territorio in materia di attività estrattive.

“Sulla base di questa formulazione giuridica” ha detto Chiodi “il testo di legge con il quale la Giunta regionale vietò qualunque attività estrattiva di idrocarburi liquidi, impugnata dal Governo e riformulata alla luce della novità, non costituirà più materia di conflitto costituzionale tra Stato e Regione. La Regione Abruzzo, unica in Italia, è riuscita così a risolvere, su una materia di pertinenza statale, un conflitto di costituzionalità e di competenza. Partendo dalla constatazione che la Regione governa il proprio territorio, abbiamo convinto il Governo ad accettare la nostra posizione di contrarietà a qualunque attività estrattiva e, nello stesso tempo, la Regione ha offerto una strada giuridicamente plausibile per non ledere le competenze statali”.

Alla luce dell’accordo con il Governo, raggiunto in sede di tavolo operativo appositamente costituito al Ministero dell’Ambiente con Regione Abruzzo e il Ministero dello Sviluppo economico, la Giunta regionale ha riformulato il disegno di legge n. 32 del 18 dicembre 2009, che ha come oggetto i provvedimenti urgenti a tutela del territorio regionale, impugnato davanti alla Corte Costituzionale perché vietava le attività di prospezione, ricerca, estrazione, coltivazione e lavorazione di indrocarburi liquidi sul territorio regionale.

“Il testo” ha proseguito il Presidente “dovrà ora essere riesaminato dal Consiglio regionale sulla base della formulazione normativa che introduce il meccanismo dell’intesa con la Regione e non sarà impugnato dal Governo”.

Chiodi ha quindi ribadito la contrarietà del Governo regionale a qualunque attività estrattiva. Il disegno di legge, infatti, prevede che sull’80 % del territorio sia comunque escluso, considerata la presenza di aree protette naturali e marine, sottoposte a vincoli ambientali, per le zone Sic e Zps, di aree con pericolosità elevata e sismica e di quelle destinate a colture di pregio e denominate secondo le normative statali e regionali. “Per il restante 20 %” ha aggiunto “vanno comunque tenuti in considerazione i vincoli di compatibilità idrogeologica, sismica e tettonica. Questa è anche la ragione per la quale ho definito una boutade quella di costruire centrali nucleari in Abruzzo, paventata da Di Pietro al solo scopo di strumentalizzare le paure della gente a scopi referendari”.

Il Presidente ha infine spiegato che resta di competenza dello Stato tutto quanto ricada in mare. “Faremo valere anche in questo caso le nostre ragioni” ha concluso Chiodi “ed ho posto la problematica anche in sede di Conferenza delle regioni, ma non tutte sono determinate su questo stesso obiettivo perché comunque va ricordato che si tratta pur sempre di attività economiche”.

Costantini (IDV): “Quella di Chiodi sul petrolio è una resa”. “Chiodi è il Presidente di Regione più arrendevole della storia, una resa che diviene incondizionata se il Presidente del Consiglio si chiama “Silvio Berlusconi. In perfetta coerenza con questa sua filosofia di governo del territorio regionale, Chiodi ha oggi rivelato di aver individuato la soluzione salvifica per impedire la petrolizzazione dell’Abruzzo. Una soluzione che si scrive intesa, ma che si legge resa”. E’ il commento di Carlo Costantini, capogruppo IdV alla Regione Abruzzo, alle dichiarazioni rese dal Presidente della Regione Gianni Chiodi.
“La previsione della “intesa” – continua Costantini – non costituisce, come era invece doveroso, una accettazione incondizionata da parte del Governo nazionale di una scelta che ormai in Abruzzo e’ stata deliberata da tutti i livelli istituzionali e richiesta a gran voce da tutti gli organismi sociali, culturali ed economici, ma vuole semplicemente dire che il Governo può continuare a fare quello che vuole e che l’unico limite che incontra è il sì o il no di Chiodi. Un sì o un no che fino ad oggi è stato sempre un sì, quando la proposta è arrivata dal Governo nazionale (mai fino ad oggi Chiodi ci risulta avere negato una intesa al Governo Berlusconi e per la gestione del post-terremoto ne ha firmate in bianco a decine, alzando la mano in segno di resa anche quando non gli è stato richiesto)”.
Per questo, nel corso della discussione del progetto di legge, l’Italia dei Valori presenterà emendamenti per “vincolare” la decisione di Chiodi alle scelte dei consigli comunali interessati, del consiglio provinciale e del consiglio regionale.
“Questo – conclude Costantini – per evitare che, nel caso in cui Chiodi decidesse di arrendersi, la sua resa non sarà sufficiente a consentire al Governo di portare avanti i suoi progetti”.

 

 

 

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