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Teramo, regolamento comunale come strumento di democrazia partecipata: l’iniziativa che non piace a tutti

Ultimo Aggiornamento: giovedì, 21 Novembre 2019 @ 18:29

Teramo. Per sabato 23 novembre l’assessore Sara Falini ha organizzato un incontro con i cittadini al Parco della Scienza per discutere della realizzazione di un regolamento comunale come strumento di democrazia partecipata. Ma l’iniziativa, ufficializzata ieri, non è piaciuta proprio a tutti.

 

Luca Corona – Lista civica Oltre. “Partiamo dai concetti, la “democrazia partecipativa” sottolinea l’ampia partecipazione dei componenti alla direzione e al funzionamento dei sistemi politici… BENE. Affinchè si possa davvero parlare di partecipazione sono necessari alcuni elementi di base : Prima di tutto, non avere già fatto scelte…BENE
Già per questo aspetto mi sorgono molteplici dubbi..solo alcuni esempi:
1. Senso unico Via Pannella: ordinanza emanata, ritirata, ri-emanata… sono stati ascoltati i cittadini, commercianti, Comitati di quartiere o Associazioni? Non prima di aver fatto una scelta
2. Isole ecologiche: prima sono state acquistate, decisa l’allocazione e solo successivamente incontrati i rappresentanti delle Frazioni dei territori coinvolti per renderli edotti sulle decisioni prese
3. Lavori rifacimento Corso de Michetti: commercianti “murati” all’interno delle proprie attività o auto “sigillate” nei garage perché nessuno aveva messo a conoscenza né i residenti né tantomeno chiunque usufruisce del Corso stesso delle decisioni assunte dall’attuale Amministrazione…
4. Piano Asfalti: le tratte da asfaltare decise senza aver ascoltato i cittadini, commercianti, Comitati di quartiere o Associazioni.
5. Caso ZTL: Assessore Di Padova: “Verrà tolta”, Sindaco D’Alberto (dopo mezz’ora) “Non è vero, Resta”… se avessero chiesto ai residenti forse avrebbe avuto un’ottima occasione per non rimediare una sonora figuraccia.
6. Regolamento sulla Democrazia partecipativa: Premesso che all’atto dell’insediamento della nuova Amministrazione Comunale a guida del Sindaco D’Alberto si è dato inizio alla democrazia partecipativa convocando più di un anno fa tutte le associazioni e comitati al Parco della Scienza senza che fosse regolamentato alcunché comportando la nascita di numerose nuove Associazioni e Comitati oltre quelli già in essere.

Essendo la situazione “sfuggita di mano” si decide di redigere un Regolamento al fine di dare un ordine a questa “invasione” di cittadini attivi che vogliono ( a ragione) dire la propria sulle questioni che li riguardano. Viene stilato un documento di ben 62 pagine, portato all’attenzione e discussione della Commissione Affari Generali dalla quale emerge che il Regolamento, così come viene proposto, non è adeguato ma farraginoso (perplessità sorte sia dall’opposizione di centro destra che di centro sinistra sia da alcuni elementi della maggioranza) ; va quindi rivisitato ed apportate delle modifiche sostanziali all’impianto complessivo, prima di restituirlo all’attenzione dei Comitati di Quartiere ed Associazioni, restando ferma l’opinione comune che la Commissione venisse riconvocata settima successiva per stabilire un calendario programmatico di modifica al Regolamento.

Leggiamo dai giornali che l’Assessore Sara Falini ha convocato con un incontro al Parco della Scienza la cittadinanza per parlare di Democrazia Partecipativa e del Regolamento stesso. Ora una domanda mi sorge spontanea: va bene tutto, ma l’Assise chiamata a decidere (come anche gli accordi presi) perché viene scavalcata? Prima l’amministrazione ha deciso di far approvare in tutta fretta il Regolamento convocando un Consiglio Comunale per il 26/11/2019 ed ora che sono sorte perplessità si prevarica la Commissione (luogo naturale dove va discusso) e convocata la cittadinanza? Che senso ha votare ed eleggere i propri rappresentanti quando non si tiene conto di ciò? Oltre a provare profondo sdegno per lo schiaffo che codesta Amministrazione porge alle istituzioni, volevo annotare che essere “cittadini attivi” si può e si deve praticare quotidianamente e, a maggior ragione vale la pena farlo in questo momento buio della storia Istituzionale Teramana in cui l’Amministrazione è al minimo di credibilità e della rappresentanza ( ricordo che al primo turno delle Elezioni, la Coalizione con a capo Giandonato Morra ha espresso ben 5.000,00 circa preferenze in più rispetto alla coalizione del Sindaco D’Alberto che poi ha vinto al ballottaggio con un’affluenza del 49,9%!!! Quindi se la matematica non è un’opinione…) ma sempre tendo conto del fatto che la stessa non può prescindere dal Consiglio Comunale.
Suggerisco comunque al Sindaco ed alla sua Amministrazione di iniziare a decidere su temi importanti anziché demandare responsabilità ad altri.

Valerio Pelusi –  Vicecoordinatore di Futuro In rievoca l’articolo 18 della Costituzione italiana. “I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale”. In queste ore siamo venuti a conoscenza che è previsto per sabato un incontro con la cittadinanza per discutere il regolamento comunale concernente i “diritti e doveri di partecipazione, di democrazia diretta e partecipativa e di informazione dei cittadini”. Alla lettura di tale regolamento, ci saremmo aspettati di trovare tra i riferimenti normativi l’Art. 18 della Costituzione italiana che sancisce la libertà di associazione e soprattutto il rispetto di tale principio costituzionale. Proseguendo la lettura di tale regolamento, purtroppo, abbiamo compreso che i 127 articoli che lo compongono (solamente 12 articoli in meno rispetto alla nostra Costituzione) rischiano seriamente di cozzare con l’Art. 18 di cui sopra, presupponendo seri rischi di incostituzionalità. In particolare, il Capo III del regolamento, stabilisce il funzionamento dei Comitati di Quartiere e Frazione – che ricordiamo essere associazioni – prevedendo le delimitazioni degli ambiti territoriali, l’autonomia regolamentare, i rapporti con l’Amministrazione, gli organismi dei comitati e tutta una serie di regole che i Comitati sono tenuti a rispettare secondo il Comune di Teramo, in barba alla loro libertà sancita dall’Art. 18 della Costituzione.
Balza agli occhi la riduzione dei Comitati “riconosciuti” che sono appena 11, raggruppati per seggi elettorali e non per ambiti territoriali; dal sito internet del Comune si evince chiaramente che le Frazioni e i Quartieri sono complessivamente 62, quindi il Comune con un semplice “colpo di spugna” cancella dalla realtà comunale ben 51 zone (es.: Sant’Atto, Colleatterrato Alto e Basso, Villa Pavone, Miano, Forcella, Villa Vomano, Nepezzano, Villa Ripa ecc.) confluendole all’interno di altre zone con problematiche e caratteristiche ben differenti, estirpando di fatto le radici che legano i vari Comitati già esistenti ai propri territori. Nel regolamento infatti non si parla di Quartieri e Frazioni, ma semplicemente di “Sezioni elettorali” in maniera, a nostro avviso, grezza e irrispettosa nei confronti dei cittadini. Una problematica che non viene affrontata in tale regolamento nonostante i suoi 127 articoli, è ciò che ne sarà delle libere associazioni esistenti, alcune da oltre 20 anni, che non vengono contemplate nelle fortunate 11 zone. Potranno continuare ad esistere secondo il “Comune legislatore”? Cosa ne sarà di loro?
In Italia tante città si sono dotate di regolamenti sulla partecipazione popolare, ma nessuno, o quasi, ha mai osato tanto; il Comune di Milano, ad esempio, con i suoi 34 articoli (93 in meno rispetto al Comune di Teramo) ha semplicemente istituito un albo delle associazioni dove i comitati, se rispettano determinate caratteristiche, possono iscriversi vedendosi riconosciuti alcuni “privilegi”; stessa cosa per Trento che ha un regolamento di appena 43 articoli. In conclusione, ci sembra, che questa Amministrazione, abbia confuso il concetto di Comitati con il concetto di Municipi. La differenza sta nel fatto che i primi sono libere associazioni tutelate dall’Articolo 18 della Costituzione italiana, mentre i municipi sono circoscrizioni amministrative di decentramento comunale regolamentati dall’art. 17 del D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 (TUEL) e previsti per città con più di 250.000 abitanti. Vi chiediamo di fermarvi a riflettere ulteriormente su ciò che vorreste approvare perché potreste provocare danni irreparabili alla vera democrazia partecipativa fatta di civismo e associazionismo puro e vi invitiamo ad accettare i nostri consigli che permetterebbero una maggiore inclusione di tutti i cittadini portatori di interessi senza creare ulteriori discrepanze tra cittadini di serie A e cittadini di serie B.
Date contezza della vostra presenza con altri provvedimenti diversi da questo scellerato regolamento.

 

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