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Teramo, metalmeccanici in piazza. Domani tavolo per la Betafence: “Speriamo nella vendita” FOTO VIDEO

Ultimo Aggiornamento: giovedì, 5 Novembre 2020 @ 17:25

Metalmeccanici in piazza anche a Teramo nel giorno dello sciopero nazionale per il rinnovo del contratto. Nella provincia teramana le ore di sciopero saranno 8 per accendere ancora una volta i riflettori sulla situazione molto difficile che attanaglia l’intero settore.

Le sole quattro vertenze più importanti aperte (Atr, Betafence, Selta e Veco) sommano più di 400 posti che potrebbero venir meno nei prossimi mesi.

A questi si aggiungono i posti di lavoro a rischio nelle aziende che presentano altre criticità, portando complessivamente la stima a mille unità in provincia.

In piazza i sindacati di categoria, Fim, Fiom e Uilm e, tra gli altri, Marco Boccanera, segretario della Fim Cisl Teramo, oltre a Mirco D’Ignazio, neo coordinatore regionale Inca Abruzzo e Molise.

LA NOTA DEL PRC “Il Circolo di Teramo del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea esprime pieno sostegno a tutte le lavoratrici e i lavoratori metalmeccanici della Provincia di Teramo che questa mattina hanno scioperato organizzando una manifestazione regionale nella nostra Città per chiedere il rinnovo del contratto di lavoro. Appoggiamo in pieno la loro protesta e le giuste rivendicazioni dei metalmeccanici teramani. In Provincia di Teramo si registrano numeri allarmanti per quanto riguarda i lavoratori del settore in cassa integrazione Covid, con circa 1500 metalmeccanici e 2500 artigiani.

Ci uniamo all’ennesimo grido d’allarme lanciato stamattina dalle lavoratrici e dai lavoratori delle aziende teramane che rischiano di chiudere definitivamente nei prossimi mesi, ai quali rinnoviamo tutta la nostra vicinanza: i 155 della Betafence di Tortoreto, i 150 dell’ATR di Colonnella, gli 80 della SELTA di Tortoreto e i 50 della VECO di Martinsicuro. Denunciamo la gravità della drammatica situazione occupazionale delle industrie nel Teramano con intere famiglie lasciate da mesi senza stipendio o in cassa-integrazione”.

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