Teramo, bando per la vendita della Gran Sasso Teramano: illustrati termini e modalità

Soci di maggioranza e liquidatore della Gran Sasso Teramano spa, questa mattina, hanno illustrato le condizioni del bando pubblico per la messa in vendita della società che gestisce gli impianti e i beni delle stazioni sciistiche di Prati di Tivo e Fano Adriano. Nella vendita – il bando scade il 3 maggio – non è ricompresa la cabinovia che è di proprietà della Provincia e che non è mai stata conferita alla società: l’eventuale acquirente “eredita” la convenzione per la gestione che scade nel 2029.

“Il bando è chiaro ma ci è parso utile e trasparente ribadire alcuni concetti onde evitare ogni speculazione e soprattuto per lanciare un messaggio chiaro: non c’è ragione di avere timore per il futuro della montagna tutt’altro – ha dichiarato il presidente Diego Di Bonaventura – il bando è aperto tutti possono partecipare anche i Comuni o le Amministrazioni separate; nessun impianto verrà smontato o portato via perché è una precisa condizione del bando fino alla fine del pagamento dell’ultimo centesimo nei prossimi quattro anni non si può toccare nulla. Siamo di fronte ad uno spartiacque, in questi anni mantenere aperti gli impianti è stato un calvario. La liquidazione è stata aperta dalla precedente amministrazione, a targa Pd, che non è riuscita a riportarla in bonis, nonostante i numerosi tavoli fatti quelli che si continuano a invocare anche oggi,  semplicemente perché non ci sono le condizioni amministrative e legislative per farlo. Quando si governa bisogna avere il coraggio delle scelte anche quando sono difficili: io me le sto assumendo sapendo che da questo momento si può scrivere una nuova storia”.

“Siamo alle battute finali di un processo partito nel 2016  – Antonella Ballone, presidente della Camera di Commercio del Gran Sasso –  e credo che lo stiamo gestendo nel modo migliore. Come soci abbiamo chiesto un bando pubblico con una fase di massima trasparenza. La Camera di Commercio vuole tutelare il territorio e sostenerlo e questo prescinde dalla società che gestisce gli impianti. Da questo momento saremo molto attenti allo sviluppo di quest’area che negli anni, diciamo così, ha subito frizioni molto forti. Non dobbiamo mai dimenticare che agiamo nel segno della legge e che le norme –  la 175 del 2016 –  impongono la dismissione delle partecipazioni in perdita, concetto più volte ribadito dalla Corte dei Conti.”

Dettagliata analisi delle condizioni del bando e dell’attività degli ultimi due anni è stata esposta dal liquidatore della società, il commercialista Gabriele Di Natale.“Quando sono stato nominato, nel 2018, non erano stati approvati i bilanci degli ultimi due anni, c’era stata attività in continuazione che è vietata dalla legge e si registrava un debito consistente con l’Agenzia delle Entrate: debito non contestato per cui erano scaduti i termini per qualsiasi ricorso. La mia attività è stata improntata a quanto stabilisce il Codice Civile; in fase di liquidazione si tutelano i diritti dei debitori: o si vendono i beni o si ricapitalizza. Altrimenti non c’è alternativa alla procedura fallimentare. I bandi fatti fino ad ora sono andati deserti: fuor di bando ci sono state manifestazioni di interesse ma senza offerte economiche,  in alcuni casi conto terzi, senza cioè che si palesassero i diretti interessati,  e in un caso solo per la gestione.  Tutto queste attività sono state documentate e portate all’Assemblea dei soci. Tutti hanno visto e letto tutto. Di fronte ad un’offerta economica ufficiale, quella dell’attuale gestore Finori, soldi veri e non monopoli, il liquidatore ha l’obbligo di agire: i soci mi hanno chiesto di andare ad un’asta pubblica ed è quello che ho fatto. Ho letto in queste ultime ore tante imprecisioni difficili da comprendere: basta leggere il bando. Abbiamo inserito i vincoli sui beni, non si può subaffittare o vendere per i prossimi quattro anni, ci riserviamo il controllo sulle manutenzioni e chiediamo anche un piano industriale anche se nel caso specifico, per legge, non è vincolante. Mi sono sentito anche con i Sindaci di Fano e Pietracamela,  possono benissimo chiedere alla Regione un contributo per l’acquisto sul modello di quanto è stato fatto a Scanno: ogni offerta migliorativa e a favore degli enti locali può bloccare la fase di vendita. Ognuno può giocarsi la sua partita in maniera pubblica e trasparente”.

Sull’ultimo BURA della Regione Abruzzo è pubblicato l’elenco dei gestori di impianti di risalita che sono beneficiari dei ristori COVID. “Noi siamo esclusi, perché con il ritiro della concessione dei terreni da parte del socio Asbudc non abbiamo potuto beneficiarne. Altro denaro regalato ad altri territori”, ha chiosato il liquidatore Di Natale.