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Elezioni Teramo, D’Alberto: “Ecco il mio programma”

Ultimo Aggiornamento: venerdì, 27 Aprile 2018 @ 16:45

In attesa del referendum di domani, con il quale il Partito Democratico sceglierà se appoggiare Giovanni Cavallari o Gianguido D’Alberto, proprio quest’ultimo rende noto alcuni suoi punti del programma.

“In un momento così delicato, e in cui tutti dovremmo pensare solo ai programmi, per il bene di una città che ha davanti sfide fondamentali, a partire dalla necessità di recuperare quel ruolo di capoluogo di provincia che ha perso da tempo, credo sia ora di smussare i toni e lavorare per creare le condizioni per costruire una nuova prospettiva di città – sostiene il candidato sindaco appoggiato da diverse civiche –  La mia decisione di accettare questa candidatura, sostenuta da un’ampia coalizione civica, è maturata, pur nella diversità di storie e percorsi, nella convinzione che sia arrivato il momento di superare le divisioni per mettere in campo un progetto alternativo e condiviso che miri al rilancio economico, morale, sociale di questa città. Una condizione che resta essenziale per portare avanti questo percorso. Rivendichiamo il nostro civismo, e lo rivendichiamo nel senso nobile del termine”

“Il nostro progetto – prosegue – non ha alcun padrino legato alla vecchia politica, è libero da lacci e lacciuoli di ogni genere. L’unica cosa che mettiamo sul tavolo sono quelle battaglie che abbiamo portato avanti insieme a tutta l’opposizione nel corso della nostra attività politico-amministrativa, ininterrotta per nove anni, e che vogliamo trasformare in azione di governo. E’ sotto gli occhi di tutti lo stato disastroso delle casse comunali, a fronte del quale è necessario un radicale intervento sulla spesa corrente ‘improduttiva’, con particolare riferimento alle spese per le utenze, che sono da troppo tempo completamente fuori controllo, e un’attenzione particolare alla questione dei derivati, una delle scelte più scellerate adottate dal cosiddetto Modello Teramo”.

“Altro aspetto fondamentale è la ristrutturazione e il rafforzamento della macchina amministrativa, a partire dal potenziamento dell’ufficio tecnico, particolarmente oberato di lavoro anche per via delle pratiche sisma, e dell’ufficio politiche sociali, costantemente in prima linea sia per le conseguenze del terremoto sia per le condizioni in cui versano le classi meno avvantaggiate. Necessario il riordino anche degli uffici culturali e museali per il rilancio concreto delle nostre ricchezze. Particolare rilievo assumono poi il capitolo urbanistico, con tutta una serie di questioni irrisolte come quelle del parcheggio di Piazza Dante, del contratto di quartiere Cona e del recupero dell’ex scuola Carlo Febbo a S.Nicolò, nonché quello centrale di restituire una dignità culturale alla città creando un rapporto concreto con l’Università (attraverso la creazione e il potenziamento di tutti i servizi necessari), valorizzando il ruolo delle istituzioni scientifiche e culturali esistenti a Teramo, dal Museo Archeologico alla Pinacoteca, dando vita ad altre istituzioni culturali che dovranno sorgere attraverso il recupero architettonico e funzionale di luoghi, come il Castello della Monica e il Teatro Romano, sui quali in questi anni si è esercitata l’insipienza e l’incapacità amministrativa del centrodestra teramano”.

E ancora: “Altro punto qualificante del programma, e sul quale in questi anni ci siamo battuti molto, è quello relativo alla mobilità, con un nuovo piano urbano del traffico e un piano parcheggi che dia risposta alle esigenze di cittadini e commercianti. In quest’ambito si inserisce anche la delicata vicenda Tercoop, che deve essere affrontata attraverso la conferma di un’impronta sociale della gestione dei parcheggi e nell’ambito di una pianificazione più ampia. Tra i punti cardine del programma il diritto alla casa, nel quale si inserisce il progetto di housing sociale di Via Longo, uno dei più grandi pasticci fallimentari dell’era Brucchi e sul quale la nuova amministrazione dovrà necessariamente intervenire per garantire la riqualificazione dell’area e rispondere all’emergenza abitativa, acuitasi dopo il terremoto”.

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