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Corropoli, proprietà della Badia. Il ricorso in appello che non piace alla minoranza

Ultimo Aggiornamento: sabato, 1 Gennaio 2022 @ 14:58

Corropoli. In aula si consuma il confronto sulla vicenda legata alla Badia di Corropoli, dopo la recente sentenza che ne ha assegnato la proprietà alla Asl di Teramo.

 

Il consiglio comunale era stato richiesto dal gruppo di minoranza Corropoli3puntozero che non risparmia critiche all’indomani dell’assemblea civica.

Una figura pessima quella della maggioranza che, come al solito, invece di affrontare le problematiche e trovare possibili soluzioni, lascia tutto in mano al destino o come in questo caso ad un nuovo giudice. Si, perché il Comune ha deciso di fare ricorso. Ricordiamo che dopo 8 anni la causa contro la ASL si è conclusa con una disfatta del Comune che oggi ha deciso di fare semplicemente ricorso e lasciar passare molto probabilmente altri anni e aumentare le già ingenti spese. La sentenza è la conseguenza, soprattutto dalla incapacità di questa amministrazione e di quella precedente, di seguire passo dopo passo l’iter difensivo, di far valere la propria posizione con atti, fatti e comportamenti che negli anni si sono verificati. Leggendo l’istruttoria, infatti, non possiamo non notare che la difesa di parte comunale non ha messo in risalto tutta una serie di situazioni e valutazioni di carattere economico, di carattere storico e di carattere culturale che magari potevano indirizzare il Giudice verso una decisione diversa da quella presa”.

La vecchia destinazione della Badia. Il vecchio monumento celestiniano, una volta cessata l’attività di centro antitubercolare nel lontano 1979, rimaneva come struttura scolastica/collegiale e pertanto la ASL non aveva più alcun interesse nei confronti di questo bene.

Fare ricorso adesso significa non poter presentare nessuna altra documentazione a corredo e questo può far ipotizzare solo una sentenza identica a quella già ottenuta”, prosegue la nota. “Significa soltanto non assumersi la responsabilità e lasciar passare altro tempo con ulteriori conseguenze economiche a nostro carico. Quello che proponiamo è prendere in mano la situazione, chiedere un confronto con la ASL che risulta essere disponibile e insieme trovare un modo per recuperare un bene di così alto valore storico, culturale e sociale e renderlo alla comunità locale e non solo, con servizi e attività di cui i cittadini possono usufruire. Proseguire nel ricorso in appello, muro contro muro, nella presunzione e nell’arroganza di stare sicuramente dalla parte della ragione potrebbe essere cosa pericolosa di cui doverci pentire nel futuro prossimo”.

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