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Atri, il Pd sul destino del San Liberatore: “La sanità dovrà tornare ad essere vicina agli utenti”

Ultimo Aggiornamento: lunedì, 27 Aprile 2020 @ 12:28

Atri. “Perché la Germania ha funzionato così bene? La risposta dei migliori analisti è che la Germania ha conservato i propri presidi territoriali e li ha potenziati”. E’ con questa riflessione che il circolo del Pd di Atri discute e avanza proposte per il futuro del Covid Hospital San Liberatore della città ducale.

“Non è un caso che, di fronte alla necessità, la ASL teramana abbia dovuto ricorrere all’ospedale di Atri per far fronte all’emergenza. Un presidio che fino a poco prima era stato depotenziato, umiliato, vituperato dalle peggiori politiche, è diventato di colpo utile alla collettività. Per fortuna, le battaglie passate a difesa del presidio atriano han fatto sì che la ASL trovasse ancora qualcosa da adibire a centro di cura Covid19”.

“Il “San Liberatore” ha reagito in maniera eroica ed esemplare”, continua il Partito Democratico di Atri. “In pochi giorni ha creato dal nulla le condizioni per ospitare i malati di Covid19, dare loro strumenti preziosi, offrire cure all’avanguardia e sperimentali, sempre in contatto con i migliori istituti di ricerca. Ha anche attivato una ingente raccolta fondi che ha permesso l’acquisto di beni e strumentazioni essenziali per affrontare la pandemia. In poche ore, un territorio vastissimo che si estende su più province ha ritrovato un punto di riferimento saldo e risolutivo. Ha dimostrato ancora una volta che la posizione, la professionalità, la qualità della struttura, la tradizione sono qualità basilari alle quali non si può rinunciare”.

E ancora: “Il “San Liberatore” ha dimostrato per l’ennesima volta di essere all’altezza delle più difficili situazioni; ha dimostrato ancora e per sempre di essere l’ospedale di tutti! E’ giunto il momento di raccogliere le idee e fare una proposta politica, utile seria e dalla parte del contribuente. Bisogna pretendere che un grande bacino di cittadini a cavallo di due province torni ad avere ciò che in questi anni gli è stato sottratto in termini di servizi, qualità della vita, Diritto alla Salute, accesso alle cure, attenzione, umanità e professionalità. Riteniamo che, al momento della necessaria riorganizzazione del Servizio Sanitario Nazionale, conseguente alla pandemia, tutti i presidi periferici debbano avere di nuovo i reparti che gli sono stati scippati da scelte dettate più dal risultato elettorale e da politiche privatistiche che dal buon senso“.

“La Sanità dovrà, per essere efficiente, tornare fisicamente vicina ai propri utenti, sul territorio, a monitorare, capire, adattarsi alle esigenze future. La nostra idea di sanità non è un accumulo sterile di “eccellenze” e titoli, di certo utili sia chiaro, ma non se usate come quadri da appendere, come specchietto per le allodole, come fregi da sbandierare. La nostra idea di sanità è la distribuzione intelligente e programmata della conoscenza medica e scientifica dentro ogni casa. Le risorse c’erano, ci sono e ci saranno. I servizi essenziali costituiscono, anzi, un motore economico immenso e sano. Le risorse pubbliche devono tornare interamente alla collettività anziché creare sacche di speculazione economica privata su un diritto umano indiscutibilmente essenziale come quello alla salute. Noi ci faremo portavoce di questa battaglia e sin da ora ci rendiamo disponibili ad accogliere al nostro fianco cittadini, associazioni, altre forze politiche, sindacati, organizzazioni del settore, ovvero tutti coloro che ritengono valida questa nostra posizione”.

 

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