Teramo, farmacia comunale. D’Alberto: “Chi ci guadagna con la privatizzazione?”

Non ci sta a veder vendere le quote comunali della farmacia di Colleatterrato, nata con la volontà di rendere un servizio proprio ad un quartiere con finalità puramente sociali oltre che economiche, il consigliere di opposizione Gianguido D’Alberto, del gruppo “Insieme possiamo” che ha espresso forti perplessità a riguardo.

Per D’Alberto, infatti, la volontà dell’amministrazione teramana, espressa in Commissione ieri, non è vincolata da alcun obbligo di legge e la sua alienazione non avrebbe alcun “interesse pubblico”, visto che la scelta che aveva portato alla nascita della farmacia comunale, a seguito di migliaia di firme raccolte, fu approvata all’unanimità in Consiglio comunale solo 5 anni fa.

Inoltre questa scelta potrebbe dare per il consigliere un messaggio sbagliato, soprattutto a seguito degli eventi sismici che ha già causato uno svuotamento del quartiere, poiché una volta dismessa, non ci sarebbe alcuna garanzia che la farmacia rimanga a Colleatterrato.

“Non va sottaciuto poi”, spiega D’Alberto in una nota, “un aspetto grave che aggira la normativa: prima è stata fatta valere una prelazione per una farmacia comunale e poi, dopo pochi anni, la si privatizza. Quanto all’aspetto finanziario, all’atto dell’istituzione della farmacia comunale, si chiarì che l’utilità della partecipazione maggioritaria nella società, avrebbe dato i suoi frutti proprio dopo i primi anni di avviamento. Davvero incomprensibile quindi la scelta dell’amministrazione, anche alla luce del fatto che la farmacia non è una società in perdita, è in attivo e, quindi, non grava assolutamente sui bilanci comunali”.

Una flessione fisiologica negli incassi sarebbe stata registrata solo a seguito del parziale e temporaneo calo demografico, subito però recuperato in questo ultimo periodo, tanto da arrivare ad un utile di esercizio pari a circa il 10% del fatturato.

Per questo motivo D’Alberto definisce “inaccettabile” l’alienazione della farmacia comunale, la cui scelta politica potrebbe essere basata solo sull’esigenza di poter contare su un eventuale “tesoretto da gestire in vista delle campagne elettorali alle porte”.

“Non esistono”, conclude il consigliere, “al momento motivazioni reali e fondate e, ancora una volta, quella che poteva essere una opportunità per il territorio viene derubricata a peso di cui sbarazzarsi, sottraendo patrimonio al futuro della nostra città e perseverando nella mancanza di lungimiranza, prospettiva, interesse generale”.