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Scioglimento Bim: la battaglia ‘ristretta’ dei sindaci del Teramano

Ultimo Aggiornamento: domenica, 29 Ottobre 2017 @ 20:11

bim_sindaciIl Bim? No, grazie, possiamo rinunciare senza alcun problema. Mancano solo sei giorni alla data fissata dalla Regione Abruzzo per consentire ai Comuni di esprimere il loro parere relativamente ad una ipotetica soppressione dei Bacini Imbriferi Montani, e loro, Antonio Fabri, Vincenzo Esposito e Stefania Guerrieri, rispettivamente sindaci di Penna S.Andrea, Valle Castellana e Rocca Santa Maria, hanno voluto ribadire, questa mattina nella sala giunta della Provincia, la loro posizione: “noi siamo pronti a chiamarci fuori”.

“La nostra” chiarisce Fabri “non vuole essere una guerra contro nessuno, vogliamo solo veder rispettati i nostri diritti e soprattutto non vogliamo che i soldi pubblici vengano buttati”.

Tutta la vicenda, in effetti, ruota attorno a quei 3milioni di euro circa che l’Enel versa ai Bim (Vomano-Tordino e Tronto) come sovra canone. Una somma, che secondo la normativa dovrebbe essere ripartita, in parte tra i Comuni e, la restante quota, dovrebbe essere utilizzata per i costi di gestione. “Il problema sta proprio qui” aggiungono i primi cittadini. Troppo alta, infatti la somma destinata a “mantenere in vita i Bim”, ovviamente a discapito di quella che poi viene ripartita tra i Comuni aderenti. All’appello mancherebbe circa un milione di euro, “somma che va a coprire i costi di personale, le indennità per assessori e presidenti ad esempio” specifica Fabri. Ma la domanda è: non saranno un po’ troppi? “Il Bim del Vomano” chiariscono ancora i sindaci “ha alle sue dipendenze quattro persone, quello del Tronto solo due. Noi siamo disposti anche ad assorbire il personale, in caso di scioglimento, non è questo il problema, ma a nostro parere ci troviamo davanti ad uno spreco di risorse. In questo momento, la gente chiede dei segnali alla politica e questo è il nostro”. Per i Comuni, poi, il versamento diretto della liquidità rappresenterebbe una boccata d’ossigeno non indifferente, soprattutto in questo momento, in cui “siamo costretti a giocare con le 50 o le 100 euro per assicurare un servizio”. Allora, perché a “metterci la faccia” sono soltanto in tre? “In teoria anche i sindaci degli altri Comuni sarebbero concordi” ammettono i primi cittadini presenti “ma in pratica ci sono degli ‘equilibri’ da mantenere, ‘poltrone’ da difendere”.

“Scommetto che alla fine ci sarà l’inciucio” conclude Fabri “e io sono pronto a denunciarlo, dicendo chiaramente che stanno rubando i soldi ai cittadini”.

 

Marina Serra


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