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Teramo, danni alluvione: D’Alessandro (Idv) chiede a Chiodi di rompere il silenzio

Ultimo Aggiornamento: sabato, 28 Ottobre 2017 @ 4:32

sottopasso_mosciano2Teramo. Sono trascorsi sette mesi dall’alluvione che ha colpito, nel marzo scorso, la provincia di Teramo e, nonostante la rapida dichiarazione dello stato di calamità, il Governo nazionale non ha ancora firmato il decreto sblocca fondi per consentire la riparazione dei tanti danni provocati dalla forte pioggia.

A questo proposito, il consigliere regionale dell’Idv, Cesare D’Alessandro, ha presentato un’interrogazione al presidente della Regione, Gianni Chiodi, invitandolo “a rompere il silenzio dietro il quale si è trincerato e che lo rende complice del Governo nazionale”.

“Nei primi giorni successivi al maltempo” commenta D’Alessandro “con la nostra provincia in ginocchio, fu sbandierata sulla stampa l’imminente erogazione di 10 milioni di euro. In realtà, non c’è ancora la nomina del Commissario per l’emergenza e dei soldi nessuna traccia. Siamo ormai all’inizio dell’autunno, le piogge incombono e la provincia di Teramo ne paga lo scotto quasi ogni anno. Ma nonostante questo, non è stato effettuato nessun intervento di manutenzione ordinaria e straordinaria, se non da parte dei Comuni interessati e dalla Provincia. Non c’è stata neanche una particolare attenzione nella ripartizione dei fondi regionali per fare fronte al dissesto idrogeologico. Ben diversa la situazione per le altre regioni colpite dal maltempo: senza parlare del Veneto, che evidentemente gode di una corsia preferenziale, ma anche il più piccolo Molise, per il quale il CIPE ha stanziato ad agosto ben 40 milioni di euro finalizzati al ristoro dei danni subiti dai molisani con la grandinata del luglio 2010. In risposta alla mia interrogazione, Chiodi potrà dirci quali importi sono stati spesi nell’ultimo triennio per la manutenzione dei fiumi del teramano e cosa intende fare per intervenire sulle principali frane segnalate dai Comuni e dalla Provincia, anch’esse causate dalle piogge del marzo 2011 e la cui pericolosità, se non si interviene subito, potrà mettere a rischio l’incolumità di molti”.

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