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Silvi, grande pubblico per la relazione di Gianfranco Amato sulla cultura italiana

Ultimo Aggiornamento: domenica, 1 Settembre 2019 @ 17:16

Silvi. Pubblico delle grandi occasioni, quello di ieri, per Gianfranco Amato avvocato, presidente dei Giuristi per la vita, esperto in Bioetica, editorialista di Avvenire, che ha parlato sulla necessità di riscoprire le radici della cultura italiana ed europea. La conferenza si è tenuta nel Salone San Francesco della Parrocchia dell’Assunta dove hanno fatto gli onori di casa il parroco P. Antonio Iosue, il sindaco Andrea Scordella, la consigliera provinciale Beta Costantini, l’assessore Gianpaolo Lella e il consigliere Adamo Costantini.

Brillante e dotta, come al solito, l’esposizione di Amato che ha delineato la vicenda storica dell’Europa dalla fine dell’impero romano fino alla costituzione della Unione Europea tra i cui padri fondatori spiccano De Gasperi, Adenauer e Schuman. “Ripartiamo da Benedetto da Norcia – ha esordito il relatore – ripartiamo dalla croce, dal libro e dall’aratro: tre oggetti che rappresentano il simbolo della rivoluzione benedettina. La croce, che si trova al centro dei nostri altari e delle nostre chiese, ci richiama il primato assoluto del culto divino su ogni altra attività umana. Il libro simboleggia la cultura. San Benedetto ha salvato la cultura antica e l’ha sviluppata esigendo dai suoi monaci che leggessero varie ore al giorno restaurando, così, il culto del sapere e l’amore della verità. Ai monaci amanuensi si deve il riconoscimento di aver compiuto la monumentale opera di trascrizione degli antichi testi che, altrimenti, sarebbero andati perduti per sempre. L’aratro con il quale i benedettini hanno dissodato le terre incolte per trasformarle in giardini fertili, simboleggia il fatto che attraverso il lavoro, il senso del dovere, il senso della responsabilità e le opere noi possiamo cambiare il mondo, possiamo trasformarlo in profondità per renderlo fecondo. Oggi – ha chiosato Gianfranco Amato – il segno più inquietante del moderno decadimento è la perdita di speranza e del significato del bene comune. Ma – si é chiesto Gianfranco Amato – da dove ripartire per riscattare l’Europa e caratterizzarla di nuovo nella sua originaria cultura? Probabilmente da chi l’Europa unita l’ha fatta nascere; a maggior ragione, se la storia ha disatteso il sogno e la visione di quei Padri fondatori che aspiravano a ben altra Unione. Una visione persa nel tempo, succube di tecnicismi e vincoli economici che hanno messo in un angolo, la tradizione, la storia, la cultura, la religiosità di popoli affini”.

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