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Premio Borsellino, il “caso” Moro a Nereto con Simona Zecchi

Ultimo Aggiornamento: lunedì, 21 Ottobre 2019 @ 22:12

Il “romanzo delle stragi”, come definì Pasolini le trame e i misteri in Italia, dall’affare Moro, ai crimini mafiosi, fino alle agenzie del crimine che hanno manovrato quella catena dei ricatti e dei misteri che ha ripetutamente condizionato la vita del Paese.

 

Una storia lunga oltre cinquant’anni, di una costante pratica dell’eversione che ha lasciato sul campo centinaia di vittime, triste primato dell’Italia sugli altri paesi occidentali, e dell’intreccio di interessi e segreti inconfessabili che ha avvelenato a lungo la nostra storia. E’ quasi un thriller sul “volto oscuro del potere”, un reportage su un’indagine che attraversa mezzo secolo Mattei; Pasolini; Piazza Fontana; P3; Moro; Ustica; Sindona; Capaci; Via D’Amelio. Sono tanti i “Misteri italiani” . In tutti questi “misteri” i ruoli della criminalità organizzata sono stati diversi lungo, a cominciare dalla presenza della ‘ndrangheta in Via Fani la mattina del sequestro, attraversando poi i tentativi di liberazione del Presidente DC con le attivazioni di banda della Magliana, Cosa Nostra. Se ne parlerà martedì 22 ottobre all’Istituto “Peano – Rosa” di Nereto nell’incontro con la scrittrice Simona Zecchi nell’ambito del 24 Premio Borsellino che ha già affrontato questi temi.

 

Per far riflettere gli studenti su alcuni aspetti già noti e far emergere tanti altri aspetti inediti e tante storie parallele inedite che vanno a formare un nuovo quadro, più ampio mai considerato prima. Sulla “Criminalità servente”. Servente verso una parte delle istituzioni, verso consorterie politico criminali e massonerie, utile strumento di interferenze internazionali, anche nel caso Moro, così come in altri eventi. Un do ut des fra Stato e Mafia che arriva fino ai giorni nostri. Una criminalità servente è quella che ha attraversato tutti i fatti più destabilizzanti di questo Paese e il patto che l’ha unita a una componente rimasta segreta (ma la cui conoscenza era agli atti giudiziari) all’opinione pubblica, in cui diversi settori di potere della società civile e istituzionale sono compresi, sono fatti e non ricostruzioni buone per complottisti.

 

Secondo Simona Zecchi il problema è la memoria condivisa, un’accettazione di quanto avvenuto che non sia solo retorica e perdono, ma verità. Anche perché come può esserci perdono senza verità?

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