“Buona domenica”: il libro del giornalista Marino Spada che lancia un messaggio di speranza

E’ in uscita in questi giorni il libro “Buona domenica-Storie di vita nella corsia di un ospedale di provincia-” edito dalla Duemilaeventi, di Marino Spada, giornalista e scrittore al suo esordio con la pubblicazione.

Recensione

Il libro nelle sue 100 pagine racconta la vita di Guerino, un pensionato che all’improvviso si ritrova al centro della pandemia e scopre, tra le corsie del nosocomio in cui si trova, una grande dose di umanità. Dagli operatori sanitari che vi lavorano, medici e infermieri, ai tanti degenti che, ognuno a proprio modo e con una storia personale, è testimone del proprio tempo. Dal medico di base, infetto per via della sua attività di cura a domicilio, al piccolo commerciante, finito sul lastrico a causa della grave crisi economica, al clochard che dormiva nell’atrio della stazione ferroviaria. Un racconto che abbraccia anche la “nuova vita” al ritorno a casa, il cui isolamento rompe un matrimonio lungo mezzo secolo e che nulla e nessuno aveva osato mettere in dubbio.  Il narratore trova all’esterno un mondo cambiato, abitudini modificate, vite sospese e tanta paura nel viso della gente il cui sguardo è coperto dalla mascherina. Un simbolo di ansia, preoccupazione e sospetto verso gli altri, potenziali untori da tenere a debita distanza. La scoperta della morte di un caro amico, il medico di famiglia, Giovanni, porta in Guerino uno stato di precarietà ancora più doloroso di quanto era in ospedale, e rievoca nella sua mente i giorni trascorsi con il medico. Un personaggio chiave della politica locale, una persona perbene, onesta e sempre disponibile verso gli altri, anche quando rivestiva la carica di primo cittadino. Uno spaccato di una società che non c’è più, ammette il narratore, come Emmina, la postina del paese che con la sua bicicletta percorreva le strade sterrate del paese e ne vedeva di ogni, conoscendo vizi e virtù di tutti. Anche del nobile della contrada, il cui amore verso di lei era infinito, grazie alla sua generosa prestanza fisica che lasciava senza respiro il marchese.

“Si tratta di un racconto – spiega l’autore – che vuole lanciare un messaggio di speranza verso il futuro e la storia di Guerino, padre e nonno, insieme alla sua memoria, ci riporta indietro nel tempo, quando, portare a casa un pezzo di pane era una conquista: quello di assicurare un piatto alla famiglia. Una storia che sembra lontana anni luce -conclude Marino Spada – ma che in realtà, sia pure in un ambito sociale diametralmente opposto a quello attuale, ripropone una situazione economica per nulla facile e una condizione per molte famiglie simile a quella che Guerino riavvolge nella sua storia personale. Il lavoro che non c’è più, le attività commerciali che arrancano e il domani che diventa sempre di più un grade enigma, specie per le nuove generazioni. I nipoti sono la ragione della speranza per Guerino, come per tanti nonni, e loro fanno di tutto per farlo sentire il meno possibile nella solitudine in cui l’ha costretto il virus. Lo fanno con tante videochiamate, al punto che la nonna, Ersilia, si è adeguata alle tecnologie del momento, diventando l’informatrice del suo consorte sui fatti che avvengono nel mondo. L’abbraccio, quel gesto che unisce chiunque, due persone che si amano, o che si vogliono bene, è un tabù, assolutamente da evitare. E nell’abbraccio finale della sua vita che il narratore invoca una speranza: quella di essere accolto dal Padre”.

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