Teramo: il discorso del Sindaco D’Alberto per le celebrazioni del 4 novembre

Discorso del Sindaco di Teramo per le celebrazioni del 4 Novembre 2019

Signor Prefetto, autorità civili, militari, politiche e religiose, associazioni degli ex combattenti, concittadini.
Ancora una volta: 4 novembre; ancora una volta radunati per una celebrazione che appartiene alla nostra Storia e che negli anni ha assunto significati crescenti e, in taluni casi, nuovi.
Celebrazione che è nata dalla prima Guerra Mondiale, col suo tragico lascito di milioni di morti, indicibili devastazioni, territori e nazioni divise. Per la prima volta nella storia, immense collettività furono coinvolte in una guerra totale, dove l’intera popolazione visse un’esperienza comune di sacrificio e di dolore. Ne furono sconvolte le comunità urbane come quelle rurali, la vita familiare e la vita individuale, le relazioni sociali, le abitudini civili.
Ecco perché la data che ne celebrò la vittoria, appunto il 4 novembre, fu ideata per fare continua memoria della conclusione di quell’evento che, per la prima volta, riuscì ad avvicinare giovani di ogni regione e di ogni ceto, e segnò l’irreversibile e formidabile scelta di un’ Italia unita.
I 650.000 morti e i milioni di feriti italiani di quel conflitto con il loro sangue innervarono il nostro paese di quei valori che lo fanno grande e che hanno attraversato la storia, ispirando poi, nella seconda guerra mondiale, la Resistenza e la lotta di liberazione con la conseguente nascita del sistema repubblicano. Questa è l’eredita, altissima, che oggi celebriamo.
L’Unità nazionale potrebbe apparire come un concetto astratto, un’aspirazione ideale. Ma così non è; e proprio questa celebrazione ci aiuta a ricollocare l’Unita del Paese nella sua autentica consistenza: una condizione e una prospettiva.
La condizione di sentirsi appartenenti ad un comune cammino; la condizione di una nazione che tra inevitabili difficoltà, incancellabili differenze (l’Italia che per secoli e secoli è stata divisa in decine e decine di parti), inconfessabili tentazioni, si ritrova da un secolo e mezzo ormai ad essere Stato, chiamato a pulsare all’unisono, a dare un reale sviluppo a principi quali la condivisione, l’identico sentire, la solidarietà. Chiamato non ad accentuare le diversità che ne strappano il tessuto ma a trovare strumenti, forme e atti che possano accorciare le distanze e ricucire le ferite lasciate dalle discriminazioni, dall’odio dalla contrapposizione fondata sulle diseguaglianze. Siamo uniti in una cornice di principi e comportamenti che sono identitari e perciò qualsiasi strappo ad essi, come purtroppo anche di recente abbiamo potuto vedere, prima che l’affermazione di posizioni ideologiche è uno strappo alla nostra identità storica e costituzionale, nelle cui diverse sfaccettature, ma nella cui identica visione, siamo costantemente chiamati a ritrovarci.
Una nazione unita è una nazione che diventa consapevole della sua forza. Sì, la forza, la quale tuttavia non deve essere rappresentata dall’autoritarismo, né al suo interno né nel suo rapporto con l’esterno. Una unità quindi che non deve tradursi con la forza dell’autorità, come declinata nelle vicende tristemente avviatesi pochi anni dopo quel 4 novembre, ma con la forza dell’autorevolezza, perché questo è il grande portato ereditario dalla vittoria del 4 Novembre che oggi insieme con orgoglio ed entusiasmo celebriamo. La forza autorevole della nostra Nazione unita, così consolidata da indurre non a chiudere e difendere con un miope sovranismo di ritorno materiali confini territoriali, ma tale da consentire di aprire i propri confini geografici e culturali, facendo in modo che essi siano così solidi sul piano dei valori che li reggono, da potersi aprire proficuamente al confronto e alla diversità, con ciò confermando la centralità del nostro Paese nella definizione della più grande sfida della nostra epoca, quella dell’Europa Unita.
I confini, perciò: non una gabbia che esclude ma uno strumento che delinea i valori identitari, primi tra tutti apertura all’inclusione e alla solidiarietà.
Una nazione unita inclusiva e solidale, nella quale chi è più forte non lascia nessuno indietro, così come fecero i nostri eroi caduti in quel conflitto. La loro è una lezione formidabile di umanità, donarsi senza riserve, scrivendo pagine di speranza per una vita migliore per le future generazioni.
La nostra città, il nostro Abruzzo, il nostro territorio dell’Italia centrale purtroppo attendono ancora di essere prova di tutto questo, dopo il terribile colpo inferto dal terremoto. Ne viviamo tuttora le conseguenze, e penso in particolare alle persone ancora lontane dalle proprie abitazioni; sui nostri beni, e faccio riferimento a quelli privati e a quelli pubblici per i quali la ricostruzione rimane lontana. E proprio in un momento decisivo come questo in cui il parlamento sta di fatto scrivendo il cd. decreto sisma per il centro Italia il sentimento unitario della nazione non può che essere misurato sulla capacità di ciascun rappresentante della Nazione – così mirabilmente recita l’articolo 67 della Costituzione- di avvertire come propria la sofferenza dei nostri territori e della nostra gente scrivendo le norme necessarie perché venga finalmente riconosciuto e garantito quello che potremmo definire un nuovo diritto costituzionale, un diritto dei nostri tempi: il diritto alla Ricostruzione, materiale, sociale, culturale economica.
Il 4 Novembre ha segnato uno straordinario cambiamento nella nostra comune visione delle cose. Grazie a tale celebrazione, è stata sancita una cultura della pace, di cui è parte l’attaccamento alla Patria e il dovere di difenderla. E si è tracciata così la nuova visione e funzione delle nostre Forze Armate, che in nome della Costituzione oggi festeggiamo e a cui rendiamo omaggio per l’impegno quotidiano che pongono, con spirito di sacrificio e intelligenza, anche fuori dal suolo italiano. Dalla manifestazione odierna possiamo manifestare apprezzamento e gratitudine verso le Forze Armate, che, tra le altre peculiarità, insegnano al nostro Paese a mettere da parte ciò che divide per favorire un nuovo spirito unitario, che sostenga lo sforzo di consolidamento.
Il fine ultimo delle Forze Armate, come l’articolo 11 della Costituzione sancisce, è la difesa della pace, la tutela dell’unità, la garanzia della sicurezza. E a voi oggi qui presenti, che servite la patria in armi, siamo grati per l’impegno che svolgete al servizio del paese e, in particolare, della nostra comunità. Vi auguro di essere sempre più fedeli alle ragioni che ci fanno fieri di voi. Voi siete la prova tangibile della nostra Unità.
Vi invio il mio saluto e quello affettuoso di tutti i teramani.
Viva le Forze Armate, viva la Repubblica, viva la Costituzione, viva l’Italia unita!

Gianguido D’Alberto
Sindaco di Teramo