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Teramo, i sindacati dei metalmeccanici insieme per l’ipotesi di rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro

Ultimo Aggiornamento: lunedì, 23 Settembre 2019 @ 17:49

Questa mattina le segreterie provinciali di Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil di Teramo hanno tenuto una conferenza stampa all’Hotel Abruzzi per illustrare dati, criticità e prospettive del settore metalmeccanico in provincia e per fare il punto dell’ipotesi di piattaforma per il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro Federmeccanica/Assistal 2020/2022.

 

Presenti all’incontro Mirko D’Ignazio, segretario Fiom Cgil, Marco Boccanera, segretario Fim Cisl, Giovanni Timoteo, segretario provinciale Cgil e Fabio Benintendi della Cisl.

“Sono 3000 i lavoratori stimati nella provincia di Teramo a cui viene applicato il contratto nazionale”, ha commentato Timoteo, “e i dati indicano che i contratti interinali non vengono rinnovati. Lo sciopero del 14 giugno scorso era contro le politiche del governo e il decreto dignità, perché costringe le aziende a togliere interinali a metterne altri: per loro è fare buon viso a cattivo gioco perché così c’è sempre un ricambio”.

Per quanto riguarda il rinnovo del contratto collettivo nazionale e la situazione dell’ATR e Selta: “Andremo a spiegarlo in tutte le assemblee e i lavoratori dovranno poi votarla: se approvata, inizierà la vera trattativa con Federmeccanica. Chiedendo l’8% di aumento salariale anche se sarà una negoziazione in salita. La situazione delle aziende ATR e Selta di Tortoreto ci preoccupano di più. L’ATR non riesce nemmeno a fare una trattativa con le parti sociali: il nuovo imprenditore butta benzina sul fuoco anche se la prima proprietà non era migliore di questa”.

Ha aggiunto poi D’Ignazio: “Chiediamo l’abbassamento delle tasse sulle buste paga dei lavoratori perché se l’aumento che proponiamo se lo mangiano poi le tasse non ha molto senso. Nella piattaforma si richiama alle responsabilità delle aziende sul tema ambientale che aprirà fette di mercato inesplorato. Sarebbe bene confrontarsi con le aziende e con la politica locale ma la Provincia ha dismesso l’ufficio provinciale per le relazioni industriali e l’assessore al lavoro sembra volutamente latitante. Potrebbero essere maturi i tempi per una mobilitazione nei confronti della Regione”.

Ha concluso parlando di pensioni e sicurezza sul lavoro: “Le pensioni saranno sempre più basse: ci ritroveremo tra 10-15 anni con i lavoratori pensionati che non riusciranno ad arrivare a fine mese. Per la sicurezza sul lavoro siamo ad un bollettino di guerra: sono maturi i tempi per una vera mobilitazione a livello nazionale. Si chiede formazione ai lavoratori e si chiede investimento alle aziende per la sicurezza”.

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