Roseto, incendio Borsacchio: i dubbi dell’associazione degli agricoltori

Ultimo Aggiornamento: martedì, 14 Settembre 2021 @ 17:56

Roseto. L’incendio che ha colpito recentemente un terreno nella Riserva del Borsacchio a Roseto si è sviluppato nel terrendo del portavoce dell’associazione locale di agricoltori e residenti.

Un rogo che ha suscitato qualche dubbio a Pierpaolo Mori, presidente dell’associazione: “E’ stato un matto furia o un matto birbone ad incendiare il terreno al Portavoce dell’Associazione agricoltori e residenti Roseto Borsacchio? I nonni dividevano i matti in due grandi categorie: i matti furia e i matti birboni. I matti furia erano i matti propriamente detti, proprio fuori di testa, i matti birboni invece facevano si’ cose strane, ma dietro c’era comunque una logica precisa”.

“Ignoti hanno incendiato – aggiunge – a Roseto degli Abruzzi località Cologna un terreno che è del Portavoce dell’Associazione agricoltori e residenti. Non si sa se accidentalmente o deliberatamente, fatto sta che è partito un grosso incendio. Noi tendiamo a credere che sia accidentale, però ieri ci sono state dichiarazioni in un’intervista del Sindaco e nel programma trasmesso su Abruzzo Cityrumors il giornalista dava per certa l’origine dolosa e si parlava addirittura di attentato, per cui adesso ci tocca anche considerare l’ipotesi dolo. Il proprietario comunque ha chiamato i pompieri provinciali e hanno detto che il rapporto ufficiale sarà’ disponibile solo tra 10/15 giorni. L’Associazione non si occupa di politica e nessuno dei membri del Consiglio Direttivo è candidato, però l’Associazione ha osato lamentarsi contro le vessazioni di una Riserva naturale che invece di tutelare l’ambiente ha messo vincoli assurdi ai terreni e alle case intorno alla strada statale e a tutta l’area popolata sulle colline. Non sappiamo se questo episodio dell’incendio possa essere accidentale, involontario, e noi tendiamo a credere che sia andata così, oppure sia doloso e addirittura rientri in un disegno intimidatorio contro l’Associazione degli agricoltori e residenti. Certo, è la prima volta che qualcuno osa ribellarsi contro il dogma imperante in base al quale la Riserva ha tutti i poteri sui residenti, erano appena usciti in questi giorni diversi articoli di giornali e siti web importanti, trasmissioni televisive, proprio sui problemi che ha la popolazione vittima della Riserva e forse il fatto che agricoltori e residenti osino ribellarsi può aver dato fastidio a qualcuno. E’ come se ci fossero delle forze che a tutti i costi vogliono mantenere la popolazione vittima della Riserva in uno stato di semischiavitù, con la perdita dei pieni diritti al lavoro e alla proprietà”.

“Non si erano mai avute minacce di nessun genere in zona – precisa Mori – e mai c’erano stati pazzi vaganti incendiari. Sarebbe proprio una strana coincidenza che arrivano i pazzi proprio quando l’Associazione degli agricoltori e residenti si fa sentire tramite il suo Portavoce, al quale subito dopo gli bruciano il terreno, strana coincidenza, proprio nel momento in cui abbiamo osato protestare dopo che per 16 lunghissimi anni con la assurda Riserva è stato impossibile fare un ampliamento, cambiare una destinazione d’uso, costruire una casa per un figlio, mentre era impossibile vendere e i prezzi scendevano a nulla perché tutti erano terrorizzati di comprare dove c’è la Riserva. Se un disgraziato aveva un’esecuzione, una vendita giudiziaria forzosa, gli portavano via la terra e la casa a pochi euro, dove genitori e nonni avevano buttato il sangue per generazioni. Ed ora con il nuovo Pan (il Piano regolatore della Riserva) vengono introdotti forti limiti all’agricoltura, fino addirittura alla cristallizzazione delle colture in essere, senza poter impiantare ad esempio un nuovo vigneto o un uliveto (la quintessenza delle colture teramane). E parliamo di un territorio soggetto a Riserva che per la gran parte non ha nessuna emergenza ambientale e paesaggistica, sono i terreni ai due lati della strada statale, con benzinai, case e capannoni e le normali colline teramane. Comunque noi abbiamo osato protestare e ora, strana coincidenza, i nostri terreni sono in fiamme”.

“Da queste considerazioni sembrerebbe che se l’incendio non è accidentale (noi pensiamo che sia accidentale) e quindi se è opera di qualcuno che lo ha acceso volontariamente, non si tratti di un matto furia ma piuttosto di qualcuno che potrebbe avere un disegno intimidatorio: un matto birbone”, conclude il presidente dell’associazione.