Giro d’Italia, a Tortoreto la nostalgia della Corsa Rosa con il “SenzaGiro”

Di fronte alla pandemia che ha sconvolto le più̀ semplici abitudini di vita, il lavoro quotidiano e tutto lo sport (con lo slittamento del Giro d’Italia ad ottobre), i rappresentanti del comitato tappa di arrivo di Tortoreto del Giro 2020 hanno dato vita ad un momento d’incontro del tutto speciale per celebrare la ricorrenza della giornata odierna che avrebbe dovuto ospitare il traguardo finale della decima tappa della Corsa Rosa (partenza da San Salvo). Due foto celebrative, una presso l’hotel Ambassador (sede di arrivo) e l’altra davanti alla statua della Sirena sul lungomare Sud: la promozione di Tortoreto attraverso un evento sportivo di caratura internazionale come il Giro d’Italia è la più bella vetrina per omaggiare il proprio territorio e di riflesso tutto l’Abruzzo, traendone vantaggi economici e non solo, oltre a rendere merito al prestigioso riconoscimento di Bandiera Blu per il 23°anno consecutivo (Luca Alò).

 

IL RACCONTO ODIERNO DEL FORMAT “SENZAGIRO”

 

«Tra le nuvole e il mare si può fare e rifare e con un po’ di fortuna si può dimenticare. E di nuovo la vita sembra fatta per te. E comincia domani…» Anni fa, quando l’Aquila provava a riaprire le ali con una canzone cantata da gli “Artisti per l’Abruzzo”, un coro di fuoriclasse per lenire le ferite del terremoto. Quando negli alberghi del lungomare non ci si veniva col cuore leggero di chi va in vacanza ma sfollati da case sgarrupate, in fuga da montagne che non ne volevano proprio sapere di star ferme. Pietra dopo pietra le mani forti di questa gente hanno rimesso insieme i cocci delle macere. Hanno rimesso in sella una terra che è tornata a pedalare. E oggi ha voglia di far festa. Se lo aspetta il suo eroe: GIULIO SEI IL CUORE D’ABRUZZO, c’è scritto su un cartello enorme che penzola dal balcone dell’Hotel Ambassador nel bel mezzo del lungomare di Tortoreto. Ci credono tutti qui, anche le tortore che danno il nome a questa città e adesso volano alte sopra lo striscione del traguardo dopo aver inseguito i corridori giù in picchiata negli ultimi chilometri dal borgo antico dove stanno di casa da secoli. E ci crede anche Ciccone, che fa rima con Vito Taccone, gloria nazionale da queste parti, che gli ha passato il testimone e un’eredità pesante come il Grande Sasso. Queste strade, l’abruzzese della Trek, le conosce a memoria ma oggi non basta. Succede tutto all’improvviso quando, nella scia del belga Thomas de Gendt, Ciccone fila via. Non può e non deve. Ma è un attimo. Un fulmine che manda in cortocircuito ammiraglia, equilibri e gerarchie di una squadra che comanda il Giro con Vincenzo Nibali là davanti a 26’’ dal suo scudiero.