Gianfranco Garosi, scomparso un signore d’altri tempi

Ultimo Aggiornamento: venerdì, 1 Febbraio 2019 @ 19:02

Se n’è andato con discrezione, quasi in punta di piedi. Gianfranco Garosi d’altronde era così. Discreto, d’un pudore delicato, quello che di solito è caratteristica dei Grandi Uomini, e refrattario ad ogni visibilità.

 

Questione di stile. E lui, di stile, ne aveva da vendere. Vero Signore toscano, Gianfranco era nato il 3 luglio 1930 a Chiusdino, piccolo ma delizioso paese in provincia di Siena dove suo padre Alcide, originario di Magliano in Toscana, dall’agosto dell’anno prima esercitava la professione di medico condotto rimanendovi fino alla fine della II Guerra Mondiale.

Fu proprio durante  tale permanenza che il padre di Gianfranco conseguì la libera docenza in Storia della Medicina presso l’Università di Siena acquistando fama e notorietà anche per le pubblicazioni mediche, scientifiche e storiche che dette alle stampe. In quello stesso Ateneo, seguendo le orme paterne, Gianfranco si laurea in Medicina nel 1956 discutendo la tesi “La meningite asettica acuta. Ricerche viriologiche e sierologiche su un gruppo di casi” avendo a relatore il celebre prof. Fernando Marcolongo.

Brillante medico, Gianfranco eredita dal padre anche la passione per la ricerca storica. Nel 1960 pubblica nel Bollettino senese di storia patria un saggio su “Un ignorato consilium di Marco Benzi, medico senese del Quattrocento”, ancora citato nel 2006 in un libro di David Gentilcore. Sempre nel 1960 esce  “L ‘opera di Angelo Forte medico del Cinquecento” negli Acta medicae historiae patavina. Nel 1963 è la volta di un volumetto dal titolo “Spunti di storia della condotta medica e dell’esercizio dell’arte sanitaria nel medioevo”.

La passione iniziale per la storia della Medicina viene tuttavia accantonata per i pressanti impegni professionali che lo conducono, alla fine degli anni ’60 del Novecento, ad assumere il primariato di Ortopedia all’ospedale di Giulianova, avendo a colleghi Luciano Gasbarrini (Medicina), Mauro Colombati (Chirurgia), Vincenzo Olivieri (Ostetricia), Paolo Parere (reparto Otorino), Giorgio Manini (Radiologia) e, ancora, Giuseppe Ricci e Sergio Artegoni, primario di Laboratorio il primo e primario anestesista il secondo.

L’impegno cui è chiamato Gianfranco Garosi è notevole e diviene ancor più pressante a seguito dell’apertura, avutasi il  14 marzo 1973 alla presenza del Presidente della Repubblica Giovanni Leone, del tratto di A 14 tra Ancona sud e Pescara nord.

Il reparto diretto da Garosi, dal 1970 ubicato nel nuovo ospedale su via Gramsci nel frattempo realizzato, diviene infatti, proprio a causa dell’aumento esponenziale del traffico su strada, e dei conseguenti incidenti, una vera prima linea, insostituibile riferimento anche grazie all’eccezionale preparazione del professore senese.

Noto, benvoluto, riverito ma anche invidiato, per Gianfranco Garosi giunge quindi il pensionamento. Può cosi recuperare la mai abiurata passione per la ricerca. Conosciuti tramite me Giacinto Damiani e Barbara Marrama’, titolari della casa editrice Ricerche&Redazioni, Gianfranco nel febbraio 2008 pubblica “Storia dell’ospedale di Giulianova”, il primo dei suoi quattro libri per ognuno dei quali chiede e otterrà la mia prefazione.  Il destino ha tuttavia in serbo per lui un evento terribile, che lo prostra profondamente. Nel novembre del 2009 muore il suo unico e amatissimo figlio Piero. Il dolore che Gianfranco porta in cuore, un dolore ossuto, mai domo, lo spinge a tuffarsi ancor più negli amati studi, nei quali riversa capacità, attenzione, acribia. Senza rinunziare ad una scrittura delicatamente elaborata ma anche percorsa da sottile ironia. Escono così, sempre per Ricerche&Redazioni dei coniugi Giacinto Damiani e Barbara Marramà dei quali diviene amico affettuoso, i libri “L’Ospedale di San Flaviano. La medicina e la chirurgia di quei secoli bui” (2009); “L’Ospedale di San Rocco nella Storia della Medicina 1500-1800” (2012) e “Medici-letterati abruzzesi nella storia della medicina” (2014).

Eccezionalmente timido, Gianfranco, benché esortato a farlo, non prenderà mai parte alla presentazione dei suoi volumi che pure registreranno un buon successo. Così a Giulianova, come  a Teramo il 21 novembre 2012 in occasione della presentazione da me tenuta. Sensibile, affettuoso, ironico ed autoironico, generoso, umile, coltissimo, ogni suo gesto, ogni sua parola in limpido accento toscano, ogni movenza davano misura della sua grande signorilità. Un vero gentiluomo che ho avuto il sommo privilegio di poter frequentare, onorato dell’amicizia affettuosa che bontà sua aveva voluto concedermi. Addio Gianfranco. Ti sia lieve la terra.

 

Sandro Galantini