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Emergenza acqua Gran Sasso arriva il Parlamento con un’interrogazione

Ultimo Aggiornamento: venerdì, 7 Dicembre 2018 @ 12:02

Nella seduta di mercoledì 5 dicembre l’On. Rossella Muroni di “Liberi e Uguali” ha presentato alla Commissione Ambiente della Camera dei Deputati un’interrogazione a risposta al Presidente del Consiglio dei Ministri e ai Ministri della Salute, delle Infrastrutture e dei Trasporti, dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Scientifica, sull’emergenza dell’acquifero del Gran Sasso.

 

Nel testo dell’interrogazione, l’On. Muroni, alla quale l’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso rivolge un sentito ringraziamento, ha evidenziato la grave situazione esistente in tre province abruzzesi la cui principale risorsa idrica è fortemente a rischio a causa dell’acclarata permeabilità delle gallerie autostradali e dei Laboratori di Fisica Nucleare del Gran Sasso rispetto alla falda acquifera.

L’Osservatorio, costituito dalle Associazioni WWF, Legambiente, Mountain Wilderness, ARCI, ProNatura, Cittadinanzattiva, Guardie Ambientali d’Italia, FIAB, CAI, Italia Nostra e FAI, ricorda che recentemente ha inviato una nota sulla situazione del Gran Sasso ai presidenti delle Commissioni Ambiente di Camera e Senato, oltre che a tutti i ministri competenti ad iniziare dal Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.

IL TESTO DELL’INTERROGAZIONE

 

Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della salute, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca

Per sapere

premesso che:

il Gran Sasso d’Italia, la vetta più alta dell’Appennino, simbolo di un parco nazionale, congiunzione tra le due coste del Paese tramite un’importante arteria autostradale, laboratorio di ricerca internazionale, rappresenta la più grande risorsa d’acqua della regione capace di rifornire oltre la metà della popolazione abruzzese;

come ormai accertato da tutti gli enti interessati, l’interferenza dei laboratori sotterranei dell’Istituto nazionale di fisica nucleare e delle gallerie autostradali dell’A24 con l’acquifero del Gran Sasso, ha più volte messo a rischio la principale risorsa idrica della regione e la salute dei cittadini;

l’interferenza tra acquifero, autostrada, laboratori costituisce un pericolo per centinaia di migliaia di persone che bevono l’acqua del Gran Sasso, per l’ambiente e anche per l’economia di questo territorio. Tale situazione è nota dall’inizio degli anni 2000 grazie alle denunce delle associazioni ambientaliste che anticiparono le istituzioni nell’individuazione dei problemi. Ad oggi, la messa in sicurezza dell’acquifero resta un miraggio e, anche dopo l’emergenza dell’8/9 maggio 2017, quando fu vietato per un’intera giornata in quasi tutta la provincia teramana il consumo d’acqua proveniente dal Gran Sasso, non si registrano concreti passi avanti;

le dinamiche di quest’ultimo incidente sono oggetto di un’inchiesta della magistratura che ha da poco concluso le indagini con il coinvolgimento, tra gli altri, dei vertici dell’Istituto nazionale di fisica nucleare e della Strada dei Parchi spa, sulla base di una relazione dei Consulenti tecnici d’ufficio che hanno altresì individuato come assolutamente necessari una serie di interventi urgenti;

a seguito dell’ultima emergenza del maggio 2017 le associazioni WWF, Legambiente, Mountain Wilderness, Arci, ProNatura, Cittadinanzattiva, Guardie ambientali d’Italia, Fiab, Cai, Italia Nostra e Fai hanno costituito l’Osservatorio indipendente sull’acqua del Gran Sasso, con l’obiettivo di fornire un contributo per la ricerca delle soluzioni da adottare ad una situazione che perdura da troppi anni e che ha visto nel passato anche il sequestro dei laboratori e la nomina di un commissario da parte del Governo nazionale per la gestione dell’emergenza, nonché la spesa di oltre 80 milioni di euro per interventi di messa in sicurezza;

in questo anno e mezzo, l’Osservatorio ha dato vita ad una serie di incontri pubblici e tante altre iniziative molto partecipate sul territorio, ricercando sempre la collaborazione delle istituzioni locali;

inoltre, bisogna evidenziare come la regione Abruzzo abbia finora negato all’Osservatorio, così come a qualsiasi altro soggetto della società civile, di partecipare alla «Commissione tecnica per la gestione del rischio idrico del Gran Sasso», a giudizio dell’interrogante in totale spregio dei principi costituzionali di partecipazione e sussidiarietà orizzontale;

per denunciare questo deficit di trasparenza, l’11 novembre 2017, a Teramo, l’Osservatorio ha organizzato la Manifestazione per l’acqua trasparente con la partecipazione di circa 4.000 cittadini;

se il Governo intenda verificare, e chiarire, per quanto di competenza, cosa sia successo, nell’ambito degli interventi per la gestione dell’emergenza dell’8 e del 9 maggio 2017;
se il Governo intenda chiarire se l’Infn continui a stoccare nei laboratori sotterranei del Gran Sasso sostanze estremamente pericolose per l’intero acquifero e se esistano piani per la delocalizzazione di tali sostanze;

se il Governo intenda, per quanto di competenza, istituire un tavolo permanente che coinvolga la regione Abruzzo, tutti gli enti istituzionali coinvolti, nonché l’Osservatorio indipendente sull’acqua del Gran Sasso, in modo da comprendere cosa non funzioni nel sistema di approvvigionamento idrico dal Gran Sasso e, tenendo conto del fatto che, su questo sistema, sono già stati spesi oltre 80 milioni di euro dalla gestione commissariale, in modo da definire gli interventi e i programmi a breve, medio e lungo termine per la messa in sicurezza definitiva delle acque del Gran Sasso.

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