Decreto Legge “Dignità”: per Confindustria Teramo è un segnale negativo

Confindustria Teramo considera il decreto-legge “Dignità”, approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 2 luglio, un segnale molto negativo per il mondo delle imprese.

 

Confindustria Teramo ribadisce che “sono le imprese che creano il lavoro. Le regole possono favorire o scoraggiare i processi di sviluppo e hanno la funzione di accompagnare i cambiamenti in atto, anche nel mercato del lavoro. Si dovrebbe perciò intervenire sulle regole quando è necessario per tener conto di questi cambiamenti e, soprattutto, degli effetti prodotti da quelle precedenti. Il contrario di ciò che è avvenuto col decreto “dignità””.

“Infatti, mentre i dati ISTAT raccontano un mercato del lavoro in crescita, il Governo innesta la retromarcia rispetto ad alcune innovazioni che hanno contribuito a quella crescita. Peraltro, le nuove regole saranno poco utili rispetto all’obiettivo dichiarato – contrastare la precarietà -, perché l’incidenza dei contratti a termine sul totale degli occupati è, in Italia, in linea con la media europea. Il risultato sarà di avere meno lavoro, non meno precarietà.

Confindustria Teramo teme che siano le imprese a pagare il prezzo altissimo di un’interminabile campagna elettorale all’interno della maggioranza e che si creino i presupposti per dividere gli attori del mercato del lavoro, col rischio di riproporre vecchie contrapposizioni”.

In maniera spicciola, il Decreto prevede anche che le aziende che ricevono aiuti dallo Stato non potranno delocalizzare per 5 anni, pena una multa da due a 4 volte gli aiuti ricevuti, con un interesse maggiorato del 4%. Anche in questo senso, Confindustria emette valutazioni analoghe anche per la stretta in tema di delocalizzazioni. “L’Italia è un grande Paese industriale – la seconda potenza manifatturiera in Europa dopo la Germania – e avrebbe bisogno di regole per attrarre gli investimenti, interni ed esteri. Le regole del DL “dignità”, invece, gli investimenti rischiano di disincentivarli.

Ovviamente, vanno colpiti duramente i comportamenti opportunistici di chi assume un impegno con lo Stato e poi non lo mantiene, ma – un conto è revocare gli incentivi per colpire situazioni di effettiva distrazione di attività produttive e di basi occupazionali dall’Italia – un altro è, invece, disegnare regole punitive e dalla portata tanto ampia quanto generica.

L’unico denominatore comune delle scelte fatte in tema di lavoro e delocalizzazioni, secondo Confindustria Teramo, è di rendere più incerto e imprevedibile il quadro delle regole in cui operano le imprese italiane: l’esatto contrario delle finalità di semplificazione e snellimento burocratico dichiarate dal nuovo Governo all’atto del suo insediamento”.