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Davide Rosci ai domiciliari: no alle visite di fratello e nipoti

Ultimo Aggiornamento: lunedì, 30 Ottobre 2017 @ 8:16

Teramo. Sono già trascorse alcune settimane da quando Davide Rosci, il giovane teramano condannato a sei anni per l’assalto al furgone blindato dei carabinieri, durante la manifestazione degli Indignados il 15 ottobre 2011 a Roma, ha fatto ritorno nella sua casa a Teramo, dopo la concessione, in appello, dei domiciliari.

Ma sono ancora tante le ingiustizie che, a detto del Comitato Amici e Famigliari, il giovane continuerebbe a subire. 

“Il 5 marzo scorso” si legge in una nota “gli hanno notificato il rigetto alla richiesta di autorizzare il fratello ed i nipotini ad andare a trovarlo a casa, mentre hanno concesso solo alla sorella di andare ad assistere, dalle 18 alle 20, il padreCi rimane davvero difficile capire quale sia stata la ratio che ha spinto un giudice a vietare a dei bambini di poter vedere il proprio zio, ma soprattutto ci sembraassurdo il fatto che quando era in galera i suoi famigliari potevano andare ai colloqui senza problemi ed ora che è a casa no. Ormai non ci meravigliamo più di niente, ma questa è un’ingiustizia bella e buona oltre che una cattiveria. Loro conoscono benissimo quella che è la grave malattia del padre, quindi a che pro vietare almeno a lui di abbracciare i suoi adorati nipoti visto che non si può muovereDavanti a questa situazione ci chiediamo dove sia arrivata la giustizia se nega ad una persona di stare con la propria famiglia; questo è lo stato civile che si permette di indignarsi dinanzi alle leggi di altri stati come quello dell’IndiaLo diciamo tutti che la legge fa schifo, ma almeno i principi fondamentali della costituzione rispettateli. Quell’art.27 che recita chiaramente che le pene non devono consistere in trattamenti contrari al senso di umanitàcercate almeno di perseguirloE se questo non è un trattamento inumano, cos’è?

Davide non è ancora condannato in via definitiva, per la legge è innocente fino al terzo grado di giudizio, ma a quanto pare certe persone devono essere portate al limite, negandogli anche l’amore della famiglia, mentre ad altri, pur condannati a pene più pesanti della sua ed in via definitiva si concedono libertà e trattamenti di favore (vedi Berlusconi – Caso di Perugia –Schettino e chi più ne ha più ne metta)La legge è uguale per tutti? Non prendiamoci in giro! Siamo arrivati ad un punto di non ritorno e speriamo che questa sua situazione possa venire alla luce nelle sedi opportune perché mai più nessuno debba vivere ciò che lui sta vivendo”.

 

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