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Detenuto muore di infarto nel carcere di Castrogno

Ultimo Aggiornamento: venerdì, 27 Ottobre 2017 @ 19:00

castrognoTeramo. Aveva 51 anni e tra qualche giorno avrebbe varcato le porte del carcere di Castrogno per essere affidato ai servizi sociali, dopo aver scontato la pena. Purtroppo, quel giorno non è mai arrivato, perchè quell’uomo è stato colto da infarto mentre si trovava all’interno dell’istituto penitenziario. Per lui non c’è stato nulla da fare.

“La notizia della morte del detenuto intristisce tutti” commenta Donato Capece, segretario generale del sindacato autonomo di polizia penitenziaria “specie coloro che il carcere lo vivono quotidianamente nella prima linea delle sezioni detentive, come le donne e gli uomini della polizia penitenziaria che svolgono quotidianamente il servizio con professionalità, zelo, abnegazione e soprattutto umanità. Una prima soluzione al pesante sovraffollamento penitenziario può essere la concreta definizione dei circuiti penitenziari differenziati e, in questo contesto, la costruzione di carceri per così dire ‘leggere’ per i detenuti in attesa di giudizio o con gravi disabilità destinando le carceri tradizionali a quelli con una sentenza definitiva da scontare. Secondo i dati recentemente diffusi, è infatti emerso che l’80% dei circa 68mila detenuti oggi in carcere in Italia ha problemi di salute, più o meno gravi”.

Il 38% versa in condizioni mediocri, il 37% in condizioni scadenti, il 4% ha problemi di salute gravi e solo il 20% è sano. Un detenuto su tre è tossicodipendente. Del 30% dei detenuti che si è sottoposto al test Hiv, il 4% è risultato positivo. E ancora, il 16% soffre di depressione o altri disturbi psichici, il 15% ha problemi di masticazione, il 13% soffre di malattie osteoarticolari, l’11% di malattie epatiche, il 9% di disturbi gastrointestinali. Circa il 7% è infine portatore di malattie infettive. “Tutto questo” conclude Capece “va ad aggravare le già pesanti condizioni lavorative delle donne e gli uomini del corpo di polizia penitenziaria, oggi sotto organico di ben 6mila unità. Forse è il caso di ripensare il carcere proprio prevedendo un circuito penitenziario differenziato per queste tipologie di detenuti”.

 

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