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Cirsu, Gerardini: “Gli impianti possono riaprire. Nessun pericolo radioattività”

Ultimo Aggiornamento: giovedì, 26 Ottobre 2017 @ 14:55

Dopo tre giorni di inattività, il Cirsu è pronto a riaprire i battenti. Il dirigente dell’area rifiuti della Regione Abruzzo, Franco Gerardini, firmerà nelle prossime ore l’atto di revoca della sospensione di tutte le autorizzazioni in possesso del Csa, il Consorzio Stabile Ambiente dell’Aquila che ha in gestione una parte degli impianti di Grasciano.

Il via libera arriva sulla scorta della relazione eseguita dall’Arta, l’agenzia regionale per la tutela dell’ambiente, consegnata nella tarda serata dopo i recenti sopralluoghi e accertamenti, anche da parte dei vigili del fuoco, sulla presenza di rifiuti radioattivi.

“Dalla relazione emerge che non vi sono tracce di sostanze radioattive”, ha spiegato Gerardini, “abbiamo ricevuto il rapporto dell’Arta che sostanzialmente esclude qualsiasi pericolo. Sono stati fatti controlli approfonditi, verificato ogni cosa e quindi non ci sono più motivi per tenere gli impianti chiusi”.

L’attività nelle strutture del Consorzio intercomunale per i Rifiuti Solidi Urbani riprenderà quindi tra meno di 24 ore. Tra ieri e oggi, tra l’altro, Gerardini ha ricevuto diverse telefonate da parte delle amministrazioni dei sei Comuni dell’area Cirsu che chiedevano di conoscere la situazione che riguardava gli impianti di Grasciano e se fossero stati riaperti.

La preoccupazione dei sindaci era infatti legata alla necessità di smaltire i rifiuti, col rischio di un aggravio dei costi se ci fosse stato l’obbligo di dover ricorrere ad altre strutture di lavorazione e trattamento del pattume presenti in Abruzzo. Il fatto che il Cirsu riapra i battenti non va giù al sindaco di Notaresco Diego Di Bonaventura che è sempre più convinto che quegli impianti debbano essere definitivamente chiusi.

Intanto, l’inchiesta della Procura di Teramo va avanti perché resta sempre il fatto che a Grasciano sono transitati rifiuti ospedalieri radioattivi che dovevano seguire tutt’altra procedura di smaltimento. Da capire come mai sia accaduto questo.

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