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Teramo, omicidio Mazza: il processo entra nel vivo

Ultimo Aggiornamento: sabato, 28 Ottobre 2017 @ 19:40

biscegliaTeramo. Il processo relativo all’omicidio di Adele Mazza, la donna fatta a pezzi e i cui resti furono ritrovati in una via periferica di Teramo il 5 aprile 2010, entra finalmente nel vivo. Sono stati infatti ascoltati ieri pomeriggio, nell’aula della Corte d’Assise del Tribunale di Teramo, i primi testimoni dei circa 90 che dovranno deporre per stabilire se Romano Bisceglia (nella foto con il suo legale, l’avvocato Barbara Castiglione), sia stato l’unico autore dell’atroce delitto.

Di fronte al pm Roberta D’Avolio e alla famiglia della vittima costituitasi parte civile e rappresentata dall’avvocato Gennaro Lettieri, si sono alternati oggi un luogotenente e un maresciallo del Nucleo investigativo del Comando Provinciale dei Carabinieri di Teramo, tra i primi ad intervenire la sera del ritrovamento dei resti di Adele Mazza, avvenuto lungo via Franchi, sede della nuova Inail. Secondo il racconto dei due militari, specializzati in attività di repertamento, il ritrovamento dei resti del corpo della donna avrebbero subito rimandato ad Adele Mazza, la cui scomparsa era stata denunciata dalla sorella già da due giorni, per una evidente fasciatura sul tallone della gamba sinistra, ritrovata in una busta di plastica gettata sul ciglio della strada e legata con una corda di nylon perché rimanesse piegata. La sera stessa del ritrovamento fu dunque subito avviata dai carabinieri una ispezione nella casa della vittima, dove venne trovata la tv accesa e il letto matrimoniale disfatto da un solo lato, oltre che una lettera di Romano Bisceglia risalente all’aprile 2007, periodo in cui Adele era reclusa nel carcere di Castrogno, nella quale il presunto assassino la etichettava come una “piccola e inutile stupidina”, minacciandola di “saldare i conti con gli interessi” appena si fossero rivisti.

Le attenzioni degli investigatori si sarebbero dunque subito rivolte alle frequentazioni della donna e in particolare all’uomo, che era legato ad Adele da un rapporto di tossicodipendenza e di sfruttamento. La prima perquisizione nella casa di Bisceglia avvenne il 7 aprile: all’interno dell’abitazione, distante appena 400 metri dal luogo del ritrovamento del corpo, furono trovati un asciugamano usato, uno straccio e degli anfibi sul quale successivamente i Ris di Roma rilevarono tracce ematiche compatibili con quelle della vittima, oltre che del nylon dello stesso tipo utilizzato per chiudere le buste contenenti i resti della vittima. L’ arma del delitto, mai ritrovata, presumibilmente un coltello, secondo l’accusa sarebbe stata fatta sparire da Bisceglia subito dopo aver compiuto il fatto.

Secondo una testimonianza raccolta dagli investigatori 2 giorni dopo il ritrovamento del cadavere, lo stesso Romano Bisceglia fu visto camminare nei pressi di via Franchi con fare nervoso intorno alla mezzanotte del 5 aprile.

Il 12 aprile il 54enne venne arrestato con l’accusa di omicidio volontario, distruzione e occultamento di cadavere: sono questi i principali capi d’accusa imputatigli, oltre quelli di sfruttamento della prostituzione (ai danni di Adele Mazza e di un’altra donna), estorsione e spaccio di sostanze stupefacenti.

L’avvocato Barbara Castiglione, difensore dell’uomo attualmente recluso nel carcere di Chieti, ha vista inoltre respinta da parte della corte la richiesta di far analizzare i reperti da un igienista forense nominato dalla difesa oltre che quella di analizzare i tracciati telefonici dei giorni precedenti e dei due mesi successivi all’omicidio della sim card del cellulare di Adele Mazza, per stabilire se l’apparecchio, mai ritrovato, possa essere stato utilizzato da qualcuno.

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