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Teramo, ospedale unico fuori città: Topitti dice no

Ultimo Aggiornamento: venerdì, 27 Ottobre 2017 @ 13:19

topitti antonioUna proposta che creerebbe non solo notevoli disservizi per l’utenza ma che andrebbe a peggiorare i bilanci di certo non ricchi della sanità locale con la dismissione di ulteriori edifici già esistenti. E’ chiara la posizione di Antonio Topitti, commerciante del centro storico che, dopo la battaglia contro il lungo fermo dei lavori su Corso San Giorgio, adesso fa sua la protesta contro la costruzione di un nuovo ospedale unico che, a detta di qualcuno, potrebbe nascere nella zona di Selva Piana.

“Il centro storico di Teramo”, scrive Topitti in una nota, “strabonda di edifici dismessi in passato ad uso sanitario , vedonsi ex sede del Mazzini in viale Crucioli, ex Psichiatrico in circonvallazione Ragusa , ex Ospedaletto in via Taraschi, ex Dermatologico in Corso Porta Romana. Adesso a breve termine a questa nutritissima e qualificata lista ci aggiungiamo pure il Mazzini di Villa Mosca? Sede la cui edificazione tra primo e secondo lotto fu ultimata negli anni 80, mentre le strutture a servizio come i parcheggi sono ancora in costruzione?”.

Topitti inoltre si chiede se sia logico e salutare “spostare un nosocomio da una posizione assolata, asciutta, arieggiata in modo naturale, per realizzarne una nuova all’interno di un alveo fluviale umido e dove, a poca distanza, fino ad un secolo fa era zona paludosa regno della malaria”. Inoltre apparirebbe non plausibile la giustificazione della zona baricentrica con gli altri presidi ospedalieri visto che il capoluogo dista solo 14 chilometri da Selva Piana e con la Teramo-mare sarebbe di facile raggiungimento.

“La centralità di Teramo capoluogo nulla conta?”, continua Topitti, “Teramo capoluogo dopo che è stata privata della Caserma degli Alpini, del Distretto Militare, sedi territoriali di Telecom ed Enel, Banca D’Italia deve perdere pure il presidio ospedaliero?”, proponendo invece un adeguamento e ampliamento del Mazzini vista la sua posizione ottimale. Un invito, infine, alla classe politica cittadina a non accettare supinamente e in maniera passiva il “volere dei capibastione periferici”.

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